Parla l’autrice: Alice Basso

Lunedì 18 settembre 2023 alle 18.00, presentazione del romanzo di Alice Basso, “Le aquile della notte”.

Lunedì 18 settembre 2023 alle ore 18.00, si è tenuta presso La Feltrinelli di Genova la presentazione del nuovo romanzo di Alice Basso, “Le aquile della notte”. A moderare l’incontro, l’amica scrittrice Barbara Fiorio.

Le aquile della notte” è un romanzo giallo con sottotrama rosa, il quarto della saga di Anita Bo, ambientato nel 1935. L’autrice, attraverso questa saga, svolge un lavoro di ricostruzione storica di Torino, dell’Italia e della vita quotidiana all’epoca del fascismo.

Inizialmente vengono presentati i personaggi principali. La protagonista è Anita Bo, intelligentissima, bellissima (“e ho detto prima intelligentissima di bellissima, ci tengo”, precisa Barbara Fiorio). Ha una migliore amica, Clara, ed entrambe sembrano avere chiaro quale sarà il loro futuro: Clara vuole lavorare come dattilografa, mestiere per cui entrambe hanno studiato, mentre Anita vorrebbe fare l’attrice, sposarsi e avere dei bambini. Quando però Corrado, il fidanzato “bel figlio di papà” le chiede di sposarlo, lei si inventa di voler lavorare per sei mesi. Così, diventa la dattilografa di “Saturnalia”, rivista mensile di gialli. Qui lavora Sebastiano Satta Ascona, scrittore, uomo colto, “avantissimo”, per nulla maschilista e paternalista e “di colpo Anita diventa una dattilografa bravissima, le interessa tantissimo scrivere bene a macchina”, scherza Barbara Fiorio.

Un altro personaggio importante è quello di Candida, professoressa di dattilografia di Anita e Clara, e l’unico ispirato a una persona reale. Per l’85% è infatti la professoressa d’italiano delle medie dell’autrice, che ha fatto con lei ciò che Candida fa per le due ragazze: ha insegnato come stare al mondo, leggere giornali, ragionare, tenersi informate, dibattere, far valere le proprie argomentazioni, e tutte quelle abilità che servono nella vita vera. Candida è un esempio di ribelle, di resistenza culturale.

Alice poi racconta un aneddoto sulla creazione del personaggio: studiando per costruire nel modo più verosimile l’ambientazione della scuola di Anita e Clara, è andata a cercare online l’organico della scuola di dattilografia di Torino nel 1935, e ha trovato un’insegnante il cui nome era Candida Fiorio: il nome della sua professoressa e il cognome di una delle sue più care amiche (proprio Barbara Fiorio lì presente). “E da allora vivo nel terrore che mi contattino gli eredi”, scherza Alice. Inoltre, Fiorio è anche il nome di una conceria di Torino, diventata fucina di attività antifascista.

Il periodo fascista è un tempo particolarmente pieno di ingiustizie, e già dal primo libro, Anita e Sebastiano inventano un modo per fare giustizia, creando uno scrittore americano per denunciare fatti che il regime voleva tenere nascosti. Infatti, la cronaca nera sui giornali era vietata perché doveva passare il messaggio che andasse tutto bene, che la delinquenza fosse sotto controllo.

Il primo libro, “Il morso della vipera”, tratta dei reduci della Prima guerra mondiale. Il secondo, “Il grido della rosa”, affronta la situazione della donna, della prostituzione e dello sfruttamento femminile. Il terzo, “Una stella senza luce”, tratta di cinema. Nel quarto, “Le aquile della notte”, viene affrontato il tema della Resistenza: non quella dei partigiani iniziata nel ’43, ma una resistenza di artisti, di sportivi, di scout, che si ribellano a ciò che il regime tentava di controllare, ossia ogni espressione umana.

Ogni volume copre un’avventura che dura circa un mese: il primo libro viene ambientato a giugno e inizio luglio, e nel quarto ci ritroviamo nel mese di ottobre, non più a Torino, ma nelle Langhe.

Infatti, la fidanzata di Sebastiano, Mavi, invita lui e la sua dattilografa alla tenuta di campagna dello zio, in un paese inventato dall’autrice ma ricalcato su Monforte d’Alba. Il futuro genero di Sebastiano ha bisogno di aiuto per la vendemmia e, siccome chi fa lavori d’intelletto per il resto del mondo non lavora, Sebastiano è un candidato perfetto a cui si possono sottrarre ore del suo impiego per farne uno manuale, “perché tanto, cosa ci vorrà a tradurre e a scrivere, sono attività che puoi fare tranquillamente nel tempo libero”, scherza Alice. I due, così, si ritrovano per una settimana a convivere con la futura famiglia di Sebastiano, nonché covo di fascisti. I loro amici rimangono invece a Torino e per metà del libro non si legge di Clara, Candida e Julian, giornalista italo-americano amico di Sebastiano.

Nelle Langhe incontrano un “manipolo di pericolosi, facinorosi, di eversivi che mettono paura, che mettono i brividi, tra i peggiori che possiate immaginare: un gruppo di scout”, ironizza Alice Basso. Nel 1927, quando nasce l’Opera Nazionale Balilla, ogni altra associazione è messa fuorilegge, in quanto il regime voleva avere il controllo di forgiare il carattere delle nuove generazioni. Gli scout, emblema della disciplina e gruppo fiero della propria identità, non accettano questa decisione da parte del potere e in tanti casi sono diventati resistenti ante litteram. In tutto il nord Italia, si trovavano cellule di scout ribelli, la più famosa è quella brianzola “Le aquile randagie”, “che ne ha fatte di tutti i colori, sono dei miti per tutte le costellazioni della resistenza”. A Torino, si trovavano ben tre gruppi di scout clandestini, nelle Langhe se ne trovava un altro, che non è quello narrato nel libro, in quanto è inventato, ma è un omaggio a quello realmente esistito. Le Langhe furono un luogo pieno di resistenti.

Alice Basso presentata da Barbara Fiorio alla Feltrinelli di Genova il 18 settembre 2023, in occasione dell’uscita del suo romanzo “Le aquile della notte”

I libri affrontano anche altri temi. Torino all’epoca era la capitale della moda, sede dell’Istituto Nazionale “e questa è una cosa che quando la dico nel milanese, la gente si agita” ironizza Alice. Nel romanzo si parla della reintroduzione del vestito da sposa bianco, dopo il periodo della Prima guerra mondiale, in cui ci si sposava col vestito buono, di qualunque colore esso fosse. Anita inoltre lamenta spesso di essere costretta a portare solo la gonna, citando di aver appreso che la prima donna a portare i pantaloni fu proprio una torinese, nel 1911: erano un paio di pantaloni gonfi, che non rivelavano niente, ma alla ragazza, uscita di casa verso le 17:00, non andò molto bene. Infatti, venne pesantemente insultata per strada e dovette nascondersi in una profumeria, dalla quale è riuscita a uscire solo due ore dopo dal retro. “Santa pioniera”, commenta Alice, che racconta che anche la prima donna a prendere la patente fu torinese.

La condizione femminile è centrale anche in questo quarto volume, anche se in minor misura rispetto al secondo, dove è trasversale e costante. Al tempo, il ruolo della donna era rigidamente codificato. Il controllo dei cosiddetti “paladini della moralità” si esercitava anche su cose banali come la lunghezza dei capelli: corti erano disdicevoli, poiché andavano di moda negli anni ’20, dopo le ristrettezze della guerra, troppo lunghi invece erano considerati frivoli, e la loro cura sottraeva energie alla cura della famiglia. L’autrice racconta di aver perfino trovato il documento di un’inaugurazione di una palestra e il gerarca che ha tenuto il discorso ha trovato il modo di infilarci la ramanzina sulla brava donna fascista, “oltretutto se sei lì a parlare di tutt’altro, cosa te ne importa” sottolinea Alice.

Parlando del genere della rivista “Saturnalia”, i gialli, Alice ne racconta l’evoluzione. Alla fine degli anni ’20, nascono alcune collane, la più famosa è quella dei Gialli Mondadori del ’29. Gli italiani si innamorano del genere e iniziano a tradurne soprattutto dal mondo anglofono e francese. Il regime guarda con sdegno l’esistenza di questi testi d’origine straniera, così viene richiesto alle case editrici di pubblicare almeno il 15% di storie di autori italiani. Questo fu utile alla letteratura italiana: nasce una generazione di giallisti bravi, ma scomodi al regime perché scrivono storie di crimini del nostro Paese, ovvero tutto ciò che il potere non vuole che si sappia. Anita stessa definisce i gialli “occhiali sul mondo”, il modo per incontrare la vita. La soluzione più semplice sarebbe quella di vietarli, ma il regime non vuole perdere il consenso degli italiani. Allora patteggia con gli editori: il protagonista deve avere spirito italico pervaso dalla giustizia, mentre il cattivo deve essere straniero. “Al terzo libro, anche il lettore più deficiente, se arriva lo straniero, capisce che è lui il colpevole”, ironizza Alice.

Anche Sebastiano è costretto a scrivere le avventure del commissario Bonomo, secondo gli standard dettati dal regime. Bonomo non è il tipico detective americano disastrato, ma è un poliziotto, è parte dell’istituzione. Deve distruggere i cattivi in cinque minuti, e poi la storia deve essere ampiamente impegnata dalla morale. Alice Basso, per l’invenzione del commissario, si è ispirata ad una serie del ’37, che, come descrive lei, “è noiosissima, senza passione e divertimento, con un protagonista troppo serio ed eccessivamente patito per la giustizia… Sebastiano si caverebbe gli occhi invece di scrivere di Bonomo”.

Ma alla fine, questi gialli noiosi e senza azione non erano nemmeno tra i testi peggiori. Nel ’39 uscì infatti una serie che aveva come protagonista un poliziotto nazista che andava in giro per l’Europa a dar la caccia agli ebrei: “ti viene la pelle d’oca, questi erano anche gialli popolari”.

Anche i traduttori erano invitati a mettere mano al testo, perché altrimenti lo faceva il censore che avrebbe stralciato pagine intere, non badando alla trama, levando ciò che dava fastidio al regime, pur essendo solo una traduzione di un testo straniero. Nei libri sopravvissuti di quegli anni, infatti, possiamo trovare diverse incoerenze dovute a questi tagli o a queste traduzioni fittizie.

Grandissimo fan di Sebastiano e delle avventure del commissario Bonomo, è Corrado, che non smette mai di dire ad Anita quanto sia contento che lei lavori per lui, “perché la vicinanza di quest’uomo non può che far bene”, “e le fa benissimo”, ironizza Barbara Fiorio, facendo scoppiare a ridere le persone presenti all’incontro. Oltretutto, anche Sebastiano “ha conosciuto Anita e ciao”.

Parlando della sottotrama rosa, Barbara Fiorio dice che, a differenza dell’altra saga della scrittrice, “Vani Sarca”, non esiste un “team Corrado e team Sebastiano”. “Ma chi lo vuole Corrado”, risponde spontaneamente Alice Basso, facendo trapelare la sua simpatia verso il personaggio di Sebastiano. Infatti, quando vengono presentati i personaggi secondari, liquida ironicamente la descrizione del fidanzato di Anita: “di Corrado non ne parliamo perché tanto è marginale”.

Alice Basso e Lucia Schifano

L’autrice poi racconta di aver appena finito di registrare l’audiolibro del quarto volume e di aver ricevuto una notizia che l’ha molto rallegrata. Tempo fa le venne chiesto di scrivere la postfazione del libro “La signora in tweed”, scritto da un autore francese negli anni ’50, perché la protagonista ricordava vagamente Anita. Visto che questo libro le è piaciuto tantissimo, aveva espresso il desiderio di poter registrare l’audiolibro. Desiderio che è stato ascoltato, in quanto sarà la prima autrice a cui faranno registrare un libro non suo.

Alice fa anche parte del laboratorio online di Barbara Fiorio, “Gruppo supporto scrittori pigri”, che si è cimentato in un esperimento ampiamente riuscito: un giorno, si sono recati in Toscana con l’obiettivo di scrivere un romanzo. Un capitolo per uno, per un totale di 28, i 26 partecipanti, Alice e Barbara. Dopo una lunga fase di editing, il libro, “Un altro ballo ancora”, è uscito l’11 luglio 2023 per Garzanti ed è già in ristampa.

Sul finale, ad Alice viene chiesto di fare qualche anticipazione sul quinto libro, l’ultimo della saga di Anita, ma non si sbottona molto, limitandosi a dire che la maggioranza dei lettori punta ad uno scambio coppia, Anita-Sebastiano e Mavi-Corrado. Per quanto riguarda il “post Anita”, l’autrice annuncia l’esistenza di due progetti, di cui non racconta altro finché non firmerà il contratto, in queste cose è scaramantica.

Mancano solamente pochi mesi all’uscita del romanzo conclusivo della saga di Anita e, nell’attesa, non resta che godersi “Le aquile della notte”.