Se cercate un libro che parli di amicizia, sorellanza, protezione e giustizia verso donne indifese durante il fascismo, non perdetevi il secondo libro della serie di Alice Basso, “Il grido della rosa”.
“Perché Clara sarà la roccia di Anita, ma Anita è l’oceano di Clara: sempre in movimento, impetuosa, in preda a imprevedibili moti ed emozioni; […]. Le sbatacchia tutt’attorno le sue onde e da quasi dieci anni le impedisce di annoiarsi un secondo. Clara la roccia, al centro dell’oceano Anita”.
Punti forti
- Scrittura vivace e colloquiale
- Forza della letteratura e delle parole
- Senso di giustizia
- Ricerca della libertà
- Amicizia, fiducia e protezione
Punti deboli
- Il personaggio di Corrado (come la stessa Alice Basso pensa)
Voto

Valutazione
Amicizia, fiducia e sorellanza nell’epoca del fascismo
In un’epoca dove sarebbe stato più conveniente cercare di salvare solo la propria pelle, non tutti si dimenticano degli amici, e anzi, c’è chi darebbe letteralmente la vita pur di proteggerli.
Anita e Sebastiano sono alle prese con un nuovo caso. Gioia, ragazza madre, viene trovata morta al cancello della casa dei conti che avevano adottato il suo bambino. Per le autorità e per la stampa, si tratta di un incidente scaturito dal tentativo della madre di riappropriarsi del figlio. Ma Diana, migliore amica della vittima, sente che sotto c’è ben altro. E quando Anita viene a conoscenza di questo fatto di cronaca, non ci mette molto a capire che qualcuno stava cercando di insabbiare la verità, grazie alla sua sensibilità e intuizione di donna. Indagando, si addentreranno all’interno della situazione delle donne più emarginate dell’epoca fascista.
Infatti, le donne libere e rispettate in quanto tali, sono realmente poche. Nel libro viene fatta emergere la condizione in cui versano prostitute e ragazze madri: il regime si loda di proteggerle e riconoscerle nella società, ma così chiaramente non è.
Quando una ragazza sola chiedeva rifugio all’ONMI (Opera Nazionale Maternità e Infanzia), le veniva fatta la ramanzina e veniva umiliata e additata come una “poco di buono” per essersi lasciata sedurre dall’uomo, che, si sa, non può frenare i desideri della “carne”. Le donne sposate e vittime di mariti violenti, invece, venivano direttamente sbattute fuori dalla porta: non era della donna in sé che il regime voleva prendersi cura, ma del bambino in grembo.
A contare davvero sono sempre e solo i maschi, mentre la donna è utile solo per dare nuovi futuri soldati all’Impero o altre donne per assolvere questa “missione”. Ad esempio, i pasti somministrati alle giovani nella struttura erano abbondanti solo per permettere al bambino di crescere in forze. Non a caso, una volta dato alla luce il bimbo, le donne dovevano liberare velocemente il posto, lasciate a mani vuote così com’erano entrate e senza alcun aiuto da parte dello Stato, che intanto si vantava di occuparsene.

L’ONMI è un ente assistenziale italiano fondato nel 1925 allo scopo di proteggere e tutelare madri e bambini in difficoltà, poi sciolto nel 1975. Tra i paesi industrializzati, l’Italia è l’ultima a costituire un ente a tale scopo, dietro a Belgio, Norvegia e Francia. L’obiettivo del fascismo era quello di debellare i tassi di mortalità infantile, drammaticamente alti in Italia, e portare a una crescita della popolazione. L’ONMI viene seguita dopo pochi mesi dall’Opera nazionale balilla, che confluirà nel 1937 nella Gioventù italiana del littorio: questo fa pensare che la ragione della sua esistenza fosse più che altro propaganda fascista per un proprio tornaconto, quello di avere più potenziali soldati da mandare al fronte.
Per quanto riguarda la condizione delle prostitute, Cavour nel 1859 autorizzò l’apertura di case controllate dallo Stato per l’esercizio della prostituzione in Lombardia e l’anno successivo il decreto diventa legge: nascono, così, le “case di tolleranza” (perché tollerate dallo Stato), divise in prima, seconda e terza categoria. Vengono fissate le tariffe, la necessità di una licenza, le tasse da pagare e istituiti controlli medici sulle prostitute per contenere le malattie veneree. Gli agenti, messi lì dal partito, avevano il solo compito di verificare che gli avventori avessero almeno 18 anni. La sicurezza delle donne non era tra le loro incombenze.
Il parere dominante era che tali ambienti fossero un “geniale meccanismo di equilibrio sociale”, ma questo solo secondo gli uomini che li frequentavano. Le ragazze non erano proprio dello stesso parere: nelle lettere che spedivano a Lina Merlin, giornalista del periodico socialista l’Avanti!, si leggono vere e proprie richieste d’aiuto e sollecitazioni nel chiudere questi luoghi “di sfruttamento legalizzato di carne umana”. I ritmi erano disumani e, in tempo di guerra, venivano date ai soldati come beni di sussistenza. Finché, giunte a una certa età, venivano viste come scarti e finivano a lavorare per due lire in posti ancora più squallidi, dove rischiavano di essere scoperte dalla polizia e arrestate, o peggio. E tutto ciò dagli uomini, non viene ricordato.
Questo disagio vissuto dalle donne viene reso meno doloroso grazie all’amicizia e alla sorellanza tra loro. Infatti, nonostante tutto, hanno sempre un pensiero per le altre, cercano di spalleggiarsi a vicenda e difendersi, nel tentativo di unire le loro voci in un solo grido, per provare a rendersi giustizia in un mondo di uomini che le lascia al margine.
Scheda tecnica
| Titolo (originale) | Il grido della rosa |
| Autrice | Alice Basso |
| Data di pubblicazione | 2021 |
| Editore | Garzanti |
| Genere | Storico, mystery, rosa |
| Pagine | 304 |
| Lingua originale | Italiano |
| Prezzo | 16,90 € |
Trama
Torino, 1935. Mancano poche settimane all’uscita del nuovo numero della rivista di gialli “Saturnalia”. Anita è intenta a dattilografare con grande attenzione: ormai ama il suo lavoro, e non solo perché Sebastiano Satta Ascona, che le detta la traduzione di racconti americani pieni di sparatorie e frasi a effetto, è vicino a lei. Molto vicino a lei.
Alla sua scrivania Anita è ancora più concentrata del solito, ancora più immersa in quelle storie, perché questa volta le protagoniste sono donne: donne detective, belle e affascinanti, certo, ma soprattutto brave quanto i colleghi maschi. Ad Anita sembra un sogno. A lei, che mal sopporta le restrizioni del regime fascista. A lei, che ha rimandato il matrimonio per lavorare. A lei, che legge libri proibiti che parlano di indipendenza, libertà e uguaglianza. A lei, che sa che quello che accade tra le pagine non può accadere nella realtà. Nella realtà, ben poche sono le donne libere e che non hanno niente da temere: il regime si fregia di onorarle, di proteggere persino ragazze madri e prostitute, ma basta poco per accorgersi che a contare veramente sono sempre e solo i maschi, siano uomini adulti o bambini, futuri soldati dell’immaginepero.
E così, quando Gioia, una ragazza madre, viene trovata morta presso la villa dei genitori affidatari di suo figlio, per tutti si tratta solo di un incidente: se l’è andata a cercare, stava di sicuro tentando di entrare di nascosto. Anita non conosce Gioia, ma non importa: come per le sue investigatrici, basta un indizio ad accendere la sua intuizione. Deve capire cosa è successo veramente a Gioia, anche a costo di ficcare il naso in ambienti nei quali una brava ragazza e futura sposa non metterebbe mai piede. Perché la giustizia può nascondersi nei luoghi più impensabili: persino fra le pagine di un libro.
L’autrice

Alice Basso è nata nel 1979 a Milano e ora vive in un borgo medievale fuori Torino. Lavora in una casa editrice, oltre disegnare e cantare in una band di rock acustico per cui scrive anche i testi delle canzoni.
Dalla stessa autrice: Il morso della vipera (nostra recensione, 2020)
Simili: Il ballo delle pazze – Victoria Mas (2019)


