Terzo giorno della tradizionale Fiera Nazionale dell’Editoria Indipendente a Genova (Book Pride 2024 presso Palazzo Ducale).
Come ogni anno, sono tantissimi gli eventi e gli editori presenti a Genova per il Book Pride.
Ce n’è per tutti i gusti: laboratori per i più piccoli e per le scuole, autori che raccontano Genova tramite i loro versi e le loro parole, eventi che trattano le prossime sfide dell’editoria e del giornalismo in epoca digitale e molto altro. Noi ve ne raccontiamo alcuni che ci hanno colpite di più.

Penna, circuiti, sfide e altre diavolerie: romanzieri e poeti a confronto con l’Intelligenza Artificiale
A cura di Erga edizioni, Blog “Tre Buoni Motivi Per Leggere”; Relatori: Carla Scarsi, Valentina Bocchino, Simone Farello, Simone Carrabba, Fernanda Ferrari, Matteo Pastorino, Antonella Fiori, Carlo Denei, Piero A. Piscitelli.
Sala Luzzati, ore 10.30
Viviamo in un momento di continuo sviluppo tecnologico, che riguarda numerosi ambiti, compreso quello dell’editoria e del giornalismo. Ecco perché si delinea all’orizzonte una nuova importante sfida: Autori vs. Intelligenza Artificiale.
Sfida che era già stata prefigurata in un racconto molto attuale di Roald Dahl, “Lo scrittore automatico”: un editore vuole aumentare le vendite e inventa una macchina attraverso cui si impostano alcuni parametri e ne esce fuori una storia. La casa editrice comincia ad avere, così, un enorme successo e tutti gli scrittori – prima critici – si adeguano.
Come afferma Valentina Bocchino, giornalista e autrice, l’IA potrà essere un pericolo o un’opportunità, a seconda dell’uso che se ne farà e di come sarà normata in futuro la disciplina. Sulla stessa linea, anche alcuni esperti di IA che la giornalista ha intervistato a Malaga nell’ambito di un corso proposto dall’Ordine dei Giornalisti della Liguria: Demófilo Peláez, giornalista di “El español”, Sonia Blanca, professoressa dell’Università di Malaga, Jon Sedano, giornalista e parte del gruppo di ricerca dell’Università di Malaga.
L’idea comune è che si debba trovare un modo positivo – non distruttivo – di utilizzare questa tecnologia, per esempio rielaborando informazione già verificate. Ogni giorno, ci sono miglioramenti qualitativi nell’ambito dell’Intelligenza Artificiale e questo comporta il rischio di non distinguere più il vero dal falso, che è la principale sfida attuale. Il fotomontaggio del Papa vestito col giubbotto di Balenciaga è solo uno degli esempi di quanto questi strumenti, nelle mani sbagliate, possano diventare pericolosi mezzi di diffusione di disinformazione. Secondo alcuni studi, in 2 anni, ci saranno più contenuti falsi verosimili creati tramite IA che contenuti reali.

Cosa succederà, invece, nell’ambito dell’editoria? Come cambierà il modo di scrivere romanzi e il ruolo dei correttori di bozze? Durante l’incontro, gli autori hanno dialogato con ChatGPT per capire punti di forza e debolezze del loro lavoro.
“Tutti colpevoli tranne i bambini” di Simone Carabba – Trama del romanzo e opinione di ChatGPT
E se fossero stati gli apostoli a tradire Gesù e Giuda l’uomo che ha provato ad avvisarlo di ciò che gli stava per succedere? Questo è l’inizio di un viaggio diviso fra un passato ambientato nel 33 d.C. e un prossimo futuro che vede la cattura di Yəhûḏāh, uomo di origini arabe, per un suo coinvolgimento nel rapimento di bambini. Si scatena così una serie di eventi che vede coinvolte: Gloria Tedeschi, ispettore di Polizia ed Elia Golianòv, un insegnante di pianoforte. Un Codice appartenente ad un’antica stirpe di monaci e la divina Clessidra d’oro, oggetto mistico donato da Dio duemila anni prima a un fervente seguace di Gesù di nome Aurelio, sono gli oggetti necessari per giungere alla soluzione del caso. E solo la pazzia di Demetra, la figlia di Elìa, sarà la chiave di volta per cambiare il mondo. Siamo davvero tutti colpevoli? Un testo che non è facilmente catalogabile. Può sembrare un giallo, per le indagini che si sviluppano per tutto il racconto. Un thriller per la suspense e le emozioni di certi momenti. Un horror per la presenza del soprannaturale e del bizzarro. Un fantasy per gli elementi fantastici che a tratti prevalgono su quelli realistici.
Per ChatGPT, il romanzo ha una premessa molto originale, enfatizzata anche da un mix di generi, due piani temporali diversi ed elementi polisensoriali. Tuttavia, l’IA mette in evidenza una difficoltà di catalogazione, di gestione del delicato tema religioso, della figura di Demetra e del tema della pazzia, il rischio di dispersione narrativa a causa dei troppi elementi e gli elementi polisensoriali che possono distrarre il lettore.
E cosa ne pensa l’autore? È d’accordo che il libro abbia tanti elementi diversi al suo interno, ma pensa anche che sia fruibile grazie all’equilibrio e alla credibilità della storia.
“I demoni del commissario Piscopo” di Piero A. Piscitelli – Trama del romanzo e opinione di ChatGPT
Questa è la prima storia del commissario Piscopo, che si svolge a Genova. “IANVA QVAM DEVS PROTEGAT” era la legenda che, dal 1276, appariva sulle monete genovesi. Genova, che Dio protegge… e la Città è stata fino ad oggi protetta, nonostante i disastri del conflitto mondiale, delle alluvioni, del crollo dei ponti, con morti, dolori e distruzioni. Ma si va avanti. Chi invece non è stato protetto, in questo libro e in questa città, è il commissario della Polizia di Stato Giuseppe Piscopo, Peppino per gli amici, Toshiro per i colleghi e i sottoposti della Questura di Via Armando Diaz, numero 2. Non tenuto nella dovuta considerazione, ha sempre cercato di compiere il proprio dovere, aiutato dai suoi fidi agenti Bolina e Gattazè, ma ai margini della legalità, portando avanti iniziative personali, non promosse né sostenute dai suoi superiori. E agendo in tal modo il Fato, per rivalsa, gli ha scatenato addosso una serie continua di eventi che, gestiti nel peggiore dei modi, lo hanno trascinato verso il crimine.
Per ChatGPT, la storia presenta un protagonista intrigante e ambiguo, una buona ambientazione genovese, il tema del Fato e lo stile pulp, ottimi per attirare i lettori. Tuttavia, alcuni punti deboli sono il fatto che Piscopo è un personaggio facilmente respingente e vicino a molti cliché, oltre a Genova che non si capisce se fa da sfondo o protagonista.
E cosa ne pensa l’autore? Per lui, prima di avvicinarsi a Piscopo, bisogna partire da Terentilio, un suo personaggio precedente, che può aiutare a immedesimarsi di più.
Era solo una battuta.
A cura di Genova University Press (GUP); Relatrici: Federica Imperiale, Alessandra Montresor, Susanna Pozzolo, Luisa Stagi.
Sala Minor Consiglio, ore 16.30
“Mi ha detto che avrei dovuto presentarmi più carina invece che studiare per l’esame. In fondo, a me il cervello non serve”: è una delle tante frasi che si possono leggere sul muro della campagna #finiscequi dell’Università di Genova, composta da 28 frasi con cui sono state tappezzate tutte le sedi, le aule, gli uffici, le biblioteche, i bagni, da Savona a Imperia.
Questa campagna – ideata e promossa dall’Università di Trento – riguarda tutta una serie di prassi e dinamiche di potere che sono assorbite nel quotidiano e tendiamo a non vedere. Si tratta di frasi che le persone si sono sentite dire almeno una volta nella vita e che hanno lasciato delle ferite, non solo in ambito di violenza di genere, ma di ogni tipo di discriminazione. L’obiettivo è aumentare la coscienza delle persone su queste dinamiche di potere invisibili e portare – si spera – a un cambiamento culturale. A tal proposito, l’Università di Genova ha attivato anche insegnamenti come Introduzione agli studi di genere e dallo scorso anno l’insegnamento sulla violenza di genere.
La campagna si sta diffondendo sui social, dove verranno pubblicate anche delle pillole video su cosa significano queste frasi, e verrà presto allargata alla componente studentesca per incrementare la consapevolezza.
La campagna #finiscequi si diffonderà anche sul territorio grazie alla cooperativa Il Ce.Sto, che permetterà di discutere ulteriormente sull’effetto che queste frasi hanno.

Com’è nata e si è diffusa la campagna #finiscequi
Due anni e mezzo fa, all’Università di Trento (rappresentata da Alessandra Montresor), la prorettrice alle Pari opportunità ha evidenziato alcune situazioni di discriminazioni in molti Atenei, non solo della città di Trento. Inoltre, sempre in quel periodo, si stava lavorando per far conoscere il ruolo della consigliera di fiducia, di solito una psicologa o un’avvocata, a cui ci si può rivolgere in anonimato. È nata così la campagna #finiscequi, partendo da alcune frasi – inizialmente solo 23 – che sembrano normali, ma sottendono un significato che ferisce le persone.
Le università che aderiscono alla campagna sono ormai 6, compreso il Foro italico che l’ha ampliata anche in ambito sportivo, e presto verrà adottata anche negli uffici pubblici di una regione limitrofa.
La prima università ad adottare l’iniziativa è quella di Brescia (rappresentata da Susanna Pozzolo), dove all’epoca mancava un CPO e si sono inventati una Commissione Genere. La campagna #finiscequi ha aiutato a sollevare un dibattito sugli stereotipi che le persone non rilevano e che riguardano tutti i livelli, senza concentrarsi su un soggetto: in questo modo, chiunque vi si può riconoscere e immedesimare, evidenziando la pervasività del problema radicato fortemente nella società.

L’iniziativa ha vinto il primo premio come campagna di comunicazione europea ed è stato attivato un tavolo di lavoro per adeguare le frasi – tarate sulla nostra cultura – anche a situazioni estere.
La campagna mostra già uno spiraglio di cambiamento: spesso, esce fuori l’hashtag e ha cambiato il modo di pensare su frasi che non vanno bene e prima sarebbero passate inosservate. L’unica nota dolente, per quanto riguarda l’Università di Genova, è lo Sportello antiviolenza, progettato da Mariella Popolla e non ancora attivo.
L’auspicio è che, grazie all’iniziativa e ai traguardi positivi che sta raggiungendo, lo Sportello antiviolenza possa presto vedere la luce.


