Se non avete troppo tempo, cercate una storia breve, ma allo stesso tempo tratta da un episodio realmente accaduto ed estremamente toccante, non lasciatevi scappare “Uomini sotto il sole”.
“Perché non avete battuto sulle pareti della cisterna? Perché non avete chiamato? Perché? E tutto il deserto cominciò a rimandargli l’eco: Perché non avete battuto sulle pareti della cisterna? Perché Perché Perché?”
Punti forti
- Attuale
- Personaggi umani
- Finale a effetto
- Storia vera
Punti deboli
- Molti flussi di coscienza e retrospezione
Voto

Valutazione
Considerato il romanzo più riuscito di Kanafani, riflette la sua prima fase letteraria, quella che racconta il dramma dei palestinesi nei campi profughi e in esilio in altri paesi arabi.
Si tratta di un romanzo metaforico in cui l’autore allude, nemmeno troppo velatamente, alla sofferenza del popolo palestinese tramite le vicende dei tre protagonisti, che, seppur diversi tra loro, sono accomunati dalla volontà di riscatto per sé e per le loro famiglie: Qays deve mantenere moglie e figli, As‘ad vuole sposarsi e Marwā deve occuparsi della madre, dopo l’abbandono del padre e del fratello.
Il narratore, lo stesso Kanafani, è onnisciente e con uno stile incisivo e vivido, denuncia l’indifferenza del mondo e le soluzioni che i suoi concittadini scelgono di adottare per fronteggiare il dramma. Il destino dei 3 protagonisti è metafora dell’umanità, come sorte crudele di uomini sradicati, illusi, privati di tutto e costretti al silenzio. E il finale è reso ancora più assurdo dall’ultimo tratto di strada e dalle scelte che hanno condotto fin lì.
Ci sono descrizioni, dialoghi, non mancano anche flusso di coscienza e momenti di retrospezione, tipici della letteratura araba, che intrecciano passato e presente di tutti i personaggi, colpiti da destini avversi ma comunque speranzosi nel futuro, ed enfatizzano la continuità della tragedia e l’inevitabilità della conclusione. Il ritmo della narrazione al presente è incalzante, a sottolineare il peso del tempo che passa, mentre quello dei ricordi risulta dilatato.
Importante è anche la denuncia ai trafficanti iracheni, senza scrupoli, e a Canna, l’autista che ha vissuto la sofferenza sulla sua pelle, ma finisce per specularvi sopra.

Il tema trattato da Kanafani è terribilmente attuale, non solo per la Palestina, ma può estendersi a molti altri paesi del mondo. Così si legge in una recensione scritta sul sito Goodreads, della palestinese Suad Shamma: “Questa è stata la mia prima lettura di Ghassan Kanafani, e mi è stato detto che avrebbe fatto male leggerlo, e così è stato”. Ci si sente a tutti gli effetti trascinare nella fuga, insieme a questi tre uomini, che fanno emergere sentimenti di nostalgia, delusione, rabbia, tragedia, resistenza.
Scheda tecnica
| Titolo italiano | Uomini sotto il sole |
| Titolo originale | رجال في الشمس – Rijāl fī-sh-Shams N.B.: traslitterazione scientifica – Riğāl fī-š-Šhams |
| Autore | Ghassan Kanafani |
| Data di pubblicazione | 1963 |
| Editore | Sellerio Editore Palermo |
| Genere | Drammatico, storico |
| Pagine | 124 |
| Lingua originale | Arabo |
| Prezzo | 9,50 € |
Trama
Ispirato a una storia vera, “Uomini sotto il Sole” racconta della diaspora palestinese attraverso tre protagonisti appartenenti a tre diverse generazioni, Qays (50 anni, che ha assistito al Disastro), As‘ad (20 anni) e Marwā (16 anni), che cercano di fuggire dai campi profughi della Cisgiordania per arrivare in Kuwait, “paradiso petrolifero” meta di molte persone in cerca di riscatto e fortuna. È ambientato nel 1958, dieci anni dopo la suddivisione della Palestina e dalla sconfitta delle forze arabe contro l’esercito israeliano (1948).
Giunti al confine tra Iraq e Kuwait e non potendo pagare la somma richiesta dai trafficanti iracheni, i tre devono avvalersi dei servizi offerti da un autista palestinese anche lui rifugiato, Canna, nascondendosi dentro la cisterna sotto il sole infernale di agosto per passare due punti di controllo al confine.
L’autore

Ghassan Kanafani (Acri, 9 aprile 1936 – Beirut, 8 luglio 1972) è stato uno scrittore, giornalista e attivista palestinese.
Nasce da una famiglia di rango medio-alto e viene mandato a studiare alla scuola dei missionari francesi in Palestina. Aveva dodici anni quando è stato creato lo stato di Israele (1948), evento che gli arabi chiamano al-Nakba (il disastro).
Da questo momento, le sue esperienze rifletteranno le tappe del popolo palestinese. Si rifugia prima in un villaggio del Libano meridionale, poi a Damasco, dove pone le basi del suo impegno civile, lavorando nel Movimento Nazionalista Arabo guidato da George Habash. Quando si traferisce in Kuwait, inizia a scrivere racconti brevi per varie riviste letterarie. Nel 1960, si trasferisce a Beirut e si unisce a uno staff di giornalisti, per arrivare a fondare il giornale organo del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina (FPLP), al-Hadaf (L’obiettivo). Nel 1972, muore a seguito di un attentato incendiario.
Dallo stesso autore: Ritorno ad Haifa (1969)
Simili: La stagione di migrazione a Nord – Tayeb Salih (1966)


