Curiosità natalizia: Andersen e “La piccola fiammiferaia”

Calendario dell’avvento, 8 dicembre – Un piccolo focus sulla storia della piccola fiammiferaia.

“[…]La bambina venne trovata il mattino dopo in quell’angolo della strada, con le guance rosse e il sorriso sulle labbra. Era morta, morta di freddo l’ultima sera del vecchio anno. L’anno nuovo avanzava sul suo piccolo corpicino, circondato dai fiammiferi mezzo bruciacchiati. “Ha voluto scaldarsi” commentò qualcuno, ma nessuno poteva sapere le belle cose che lei aveva visto, né in quale chiarore era entrata con la sua vecchia nonna, nella gioia dell’Anno Nuovo!”

– La piccola fiammiferaia, Hans Christian Andersen

Questa è la stagione del freddo e della neve, ma anche del calore e dell’amore che ci possono regalare i nostri cari. Ma non tutti sono così fortunati da avere qualcuno con cui passare con gioia le feste, qualcuno da amare o che li ami.

Nel mondo della fiaba d’autore, è il danese Hans Christian Andersen che più di tutti esprime nei suoi scritti questo senso di vuoto e di solitudine, anche durante il periodo natalizio. Con la fiaba “Den lille pige med svovlstikkerne” (“La piccola fiammiferaia”), contenuta nel quinto volume di “Nye Eventyr og Historier” (1848), viene descritto l’ultimo giorno di una bambina costretta dal padre violento a vendere fiammiferi al freddo e al gelo. Andersen denuncia il lavoro minorile, ma anche la crudeltà delle persone, rendendola una fiaba cruda e non a lieto fine.

Non essendo riuscita a vendere alcun fiammifero durante il giorno di San Silvestro e per evitare i maltrattamenti del padre, la bambina decide di rimanere la notte in strada per provare ad ottenere qualche moneta. Ma la notte è talmente fredda che la bimba si vede costretta ad accendere un fiammifero per provare a scaldarsi: dalla luce del fuoco, le appare una stufa che emana calore. Quando il fiammifero si spegne, questa visione scompare. Allora, la povera bambina, ne accende un altro, e compare la visione di una tavola imbandita con un’anatra selvatica, che poi scompare come la quella precedente. Accende un altro fiammifero, e compare la visione di un albero di Natale, ornato da candele che diventano stelle: una cade, e la bambina pronuncia una frase premonitrice. Infatti, la nonna, l’unica che l’avesse mai amata, le aveva raccontato che ogni volta che una stella cade, un’anima sale in cielo. La bambina è quindi convinta che presto dovrebbe morire qualcuno.

Versione danese de “La piccola fiammiferaia” di Hans Christian Andersen

L’ultima visione scaturita da un altro fiammifero, è quella della nonna. La bimba, contenta di vederla, non vuole assolutamente che vada via come le altre visioni, una volta spento il fiammifero. Così, inizia ad accenderne uno dietro l’altro e a pregare la nonna di prenderla e portarla con sé.

La bambina muore così di freddo e di fame, e il suo piccolo corpicino viene ritrovato in strada la mattina seguente. In volto ha stampato un sorriso, perché quella notte aveva visto cose belle, e si era riunita con l’unica persona che le voleva bene. Ma di questo, i passanti che la trovarono, non ne saranno mai a conoscenza.

In questa fiaba autobiografica, Andersen descrive la povertà da cui proviene, e la fa rivivere alla protagonista che, non a caso, fa lo stesso lavoro che da bambina era costretta a fare sua madre. Viene narrata la tragicità senza filtri, quindi tutta la cattiveria delle persone, il loro egoismo per non aver nemmeno pensato di aiutare una bambina in difficoltà e visibilmente maltrattata. Viene mostrata la delusione che prova la bambina a non poter passare un Natale tra le braccia di qualcuno che la ama, al caldo, davanti ad un albero di Natale, ma anche la purezza della sua anima.

Per l’autore, è molto importante la morale, per infondere un insegnamento nella mente di ogni lettore. In questa fiaba, Andersen vuole trasmettere che la vita è fatta anche di sofferenze e di periodi in cui si è da soli, a percorrere le strade della propria vita, al buio e al gelo. Ma la fantasia può diventare una buona compagna: viaggiare con la mente può essere un metodo per ricavare sollievo, una via d’uscita da momenti di dolore.