Se cercate un romanzo che vi tenga incollati alle pagine ma che tratti di alcuni problemi degli anni del fascismo, quali censura, mancata giustizia e libertà, non perdetevi il primo libro della serie di Alice Basso, “Il morso della vipera”.
“Si intravede il solito grembiule nero […] che deve mettere anche Anita e che odia da morire: […] coprente come una macchia d’inchiostro sotto la quale non c’è più verso di leggere nulla, dovrebbe conferire decoro e ufficialità alle impiegate […], ma la verità è che è il modo che gli uomini si sono inventati per non farsi tentare dalla presenza delle donne sul luogo di lavoro – ossia imponendo loro di non sembrare neanche donne.”
Punti forti
- Scrittura vivace e colloquiale
- Forza della letteratura e delle parole
- Senso di giustizia
- Ricerca della libertà
Punti deboli
- Personaggi secondari poco approfonditi
Voto

Valutazione
Il coraggio ai tempi della censura
In un’epoca in cui manca giustizia e ogni tipo di libertà, tra cui quella di pensiero, di opinione e di stampa, non tutti si piegano al potere.
La protagonista, Anita Bo, è a primo impatto tutto quello che il regime vorrebbe: bella e “stupida” abbastanza da rimanere al suo posto in attesa delle nozze con Corrado, fervente sostenitore del fascismo. In realtà, oltre quel corpo che ogni uomo guarda con fin troppa malizia e alcun rispetto, si nasconde una ragazza astuta, piena di risorse e senso di giustizia, ma soprattutto capace di ragionare con la propria testa senza farsi influenzare.
A dimostrazione di questo, contro ogni aspettativa, quando riceve la proposta di matrimonio, non accetta entusiasta, ma si inventa di voler lavorare con lo scopo di rimandare. Finisce quindi a fare da dattilografa nella redazione della rivista “Saturnalia”, celebre per le traduzioni di gialli americani e per le avventure del commissario Bonomo, create da zero dallo scrittore Sebastiano Satta Ascona. All’inizio, anche lui come Anita, sembra il perfetto uomo fascista, in realtà si rivela essere una copertura: scrive racconti che possano piacere al potere, proprio per nascondere i suoi veri ideali.
Infatti, nel periodo fascista vigeva la censura, non solo per i giornali, ma anche per libri e riviste. Cronaca nera e gialli erano le vittime principali del regime, che ci teneva a mostrare solo la versione immacolata del Paese, nascondendo le macchie. Fanno eccezione le storie con protagonisti simili a Bonomo, tipico fascista che ha a che fare con antagonisti scomodi al regime: prive di azione, che si doveva concludere in fretta per lasciare spazio alla morale, sottoforma di ramanzina per educare ai valori del potere.
Case editrici e redazioni erano controllate quotidianamente dal Ministero della Cultura popolare (Minculpop) attraverso le veline, che indicavano ciò che era consentito o meno pubblicare. Ma le ispezioni non finivano qui: spesso si ricevevano visite da membri del fascio rionale, venivano offerti aiuti economici o altri favori per assicurarsi la pubblicazione di notizie e racconti che non contraddicessero l’immagine che il regime voleva far trasparire. Anche Monnè, a capo della rivista “Saturnalia”, riceve spesso queste visite e per evitare minacce e ulteriori conseguenze, accetta ogni “proposta” senza pensarci due volte.

La censura però, non può cancellare la volontà di fare giustizia di Anita e Sebastiano. Venuti a conoscenza di un caso anomalo, ovvero l’arresto di una donna che aveva accusato un eroe di guerra proclamato dal fascismo di essere un assassino, i due indagano per capire cosa si cela dietro questa vicenda. Scoperto l’intrigo, cercano un modo per poter denunciare l’accaduto tramite le storie della rivista, senza venir a loro volta denunciati dalla polizia: questo, nella speranza che i lettori possano cogliere i riferimenti al vero caso di cronaca nera.
Sotto il fascismo, molti intellettuali e scrittori erano stati costretti a lasciare l’Italia e a fuggire all’estero, per evitare condanne, ma anche per continuare a scrivere e pubblicare contro il regime. A Torino, a seguito della morte di Gramsci e Gobetti, si formò un circolo di intellettuali antifascisti, guidati dal professore liceale Augusto Monti. Il gruppo faceva capo al periodico “La Cultura” e alla nuova casa editrice Einaudi: usarono la cultura, in particolare la filologia e la filosofia come strumento di opposizione al potere e cospirazione politica.
Tra i quotidiani, l’Osservatore Romano, è stato uno degli unici a non allinearsi e a raccontare ciò che accadeva davvero in Italia, forte del fatto di essere un giornale estero: infatti, con i Patti Lateranensi tra Mussolini e papa Pio XI, Città del Vaticano venne riconosciuta come stato sovrano, e quindi non sottoposta alle leggi fasciste. Nonostante la forte censura, fu inevitabile che molte copie circolassero anche nel nostro Paese, in parte smascherando le azioni del regime. La rubrica d’attualità che più mostrava il vero volto dell’Italia era “Acta Diurna” diretta da Guido Gonnella. Ritenuta pericolosa dal Governo italiano, portò all’arresto di Gonnella, che venne liberato solo per intercessione del Papa.
Valutando la situazione al tempo, il lavoro di Anita e Sebastiano, seppur sotto copertura, è stato una grande prova di coraggio che ha permesso, a suo modo, di rendere giustizia ai deboli schiacciati dal regime.
Scheda tecnica
| Titolo (originale) | Il morso della vipera |
| Autrice | Alice Basso |
| Data di pubblicazione | 2020 |
| Editore | Garzanti |
| Genere | Storico, mystery, rosa |
| Pagine | 320 |
| Lingua originale | Italiano |
| Prezzo | 16,90 € |
Trama
Il suono metallico dei tasti risuona nella stanza. Seduta alla sua scrivania, Anita batte a macchina le storie della popolare rivista “Saturnalia”: racconti gialli americani, in cui detective dai lunghi cappotti, tra una sparatoria e l’altra, hanno sempre un bicchiere di whisky tra le mani. Nulla di più lontano dal suo mondo. Eppure le pagine di Hammett e Chandler, tradotte dall’affascinante scrittore Sebastiano Satta Ascona, le stanno facendo scoprire il potere delle parole.
Anita ha sempre diffidato dei giornali e anche dei libri, che da anni ormai non fanno che compiacere il regime. Ma queste sono storie nuove, diverse, piene di verità. Se Anita si trova a fare la dattilografa, la colpa è solo la sua. Perché poteva accettare la proposta del suo amato fidanzato Corrado, come avrebbe fatto qualsiasi altra giovane donna del 1935, invece di pronunciare quelle parole totalmente inaspettate: ti sposo, ma voglio prima lavorare.
E ora si trova con quella macchina da scrivere davanti, in compagnia di racconti che però così male non sono, anzi, sembra quasi che le stiano insegnando qualcosa. Forse per questo, quando un’anziana donna viene arrestata perché afferma che un eroe di guerra è in realtà un assassino, Anita è l’unica a crederle. Ma come rendere giustizia a qualcuno in tempi in cui di giusto non c’è niente? Quelli non sono anni in cui dare spazio ad una visione obiettiva della realtà. Il fascismo è in piena espansione. Il cattivo non viene quasi mai sconfitto. Anita deve trovare tutto il coraggio che ha e l’intuizione che le hanno insegnato i suoi amici detective per indagare e scoprire quanto la letteratura possa fare per renderci liberi.
L’autrice

Alice Basso è nata nel 1979 a Milano e ora vive in un borgo medievale fuori Torino. Lavora in una casa editrice, oltre disegnare e cantare in una band di rock acustico per cui scrive anche i testi delle canzoni.
Dalla stessa autrice: L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome (2015)
Simili: L’allieva – Alessia Gazzola (2011)


