Se cercate un romanzo d’appendice che tratti della reale condizione femminile in Svezia nei primi anni del 1900, soprattutto dal punto di vista lavorativo ed economico, “Ragazze di città” fa proprio per voi.
“Ma quel che voi non volete fare è pensare a migliorare sul serio la vostra situazione con qualcosa che non sia il matrimonio o altre lotterie. Non avete alcun senso della società, no, e nessun senso della vostra dignità. Non vi scandalizzate per l’ingiustizia commessa nei nostri confronti, quando veniamo pagate più o meno la metà per lo stesso lavoro; anzi, non per lo stesso, perché Dio solo sa che noi riusciamo a fare molto di più”.
Punti forti
- Condizione della donna svedese nei primi anni del 1900
- Realistico e moralistico
- Focus sui pensieri che stanno dietro alle azioni dei personaggi
Punti deboli
- Scelte traduttive non sempre condivise
Voto

Valutazione
La situazione della donna in Svezia nel primo ‘900
Era il 1908 quando Wägner – una dei pilastri del movimento femminista svedese – scrisse e pubblicò questo romanzo, “Ragazze di città”. Elisabeth e le altre ragazze con la quale condivide un appartamento a Stoccolma devono vivere ogni giorno in una società che le discrimina. Nei loro animi si accendono i dubbi che la loro condizione di vita sia ingiusta, ma ogni volta devono scontrarsi con una realtà difficile da cambiare. Forse, quello che l’autrice non immaginava, è che le lotte femministe trattate all’interno del romanzo siano ancora attuali più di 100 anni dopo in quasi tutti i Paesi del mondo.
Per quanto riguarda la Svezia, il rapporto del World Economic Forum mostra che il Paese non si è mai posizionato più in basso del quinto posto in termini di divario tra uomini e donne. Tuttavia, anche qui la completa parità resta un’utopia: nel 2023, gli stipendi mensili medi delle donne erano il 90% di quelli degli uomini. Questo divario può essere, in parte, spiegabile sulla base di motivazioni culturali: infatti, le donne con figli tendono più spesso degli uomini a lavorare part-time, fatto che implica un minor avanzamento di carriera e uno stipendio inferiore: gli ultimi dati di Statistics Sweden mostrano che, nel 2022, gli uomini di età tra i 20 e i 64 anni avevano una media di 81.500 corone svedesi in più di reddito annuo rispetto alle donne nella stessa fascia d’età, con una differenza del 21%. Per le donne e gli uomini di età superiore ai 65 anni, il divario è più vicino al 30%.
Nonostante ciò, è evidente che i passi avanti fatti in Svezia siano molti di più rispetto ad altre zone del mondo: tra le altre cose, è stato il primo Paese a istituire il congedo di paternità e ad offrire servizi statali per permettere alla donna di coniugare famiglia e carriera. E proprio questi primi avvenimenti “fallimentari” di cui parla Wägner sono stati fondamentali per ottenere i risultati odierni.

La situazione è, invece, molto diversa in altri Paesi europei. Secondo l’ultimo rapporto Alma Laurea, in Italia, il 60% dei laureati è donna. Sono il 65% delle ragazze a laurearsi in corso, contro il 59% dei ragazzi. Nell’ambito di tirocini e stage riconosciuti dal proprio corso di laurea, c’è una differenza di 10 punti percentuali a favore delle donne. Secondo l’ultimo rapporto OCSE, dal titolo “Education at a Glance 2024”, il gender pay gap tra i laureati italiani tra i 25 e i 34 anni è il peggiore tra tutti gli Stati membri dell’Unione europea. Infatti, una volta entrate nel mondo del lavoro, le donne laureate italiane – nonostante ottengano risultati scolastici e accademici migliori rispetto ai colleghi uomini – guadagnano in media il 58% in meno. Inoltre, in tutti i Paesi analizzati, il numero di laureate donne è quasi sempre superiore rispetto a quelli dei laureati uomini, ma quest’ultimi ricoprono in media il 6% in più delle cariche lavorative.
Nonostante il merito accademico, questi numeri continuano a sottolineare la necessità di politiche che affrontino le disuguaglianze di genere nel mercato del lavoro in una società in cui è ancora radicato il pensiero della donna destinata ad occuparsi principalmente della famiglia.
A questo proposito, un altro tema importante all’interno del romanzo, è quello del matrimonio. Il pensiero comune è che la donna, per realizzarsi realmente, debba essere moglie e madre. Così facendo, può lasciare il lavoro – un’attività non adatta a lei che “toglie il pane dalla bocca degli uomini”. Le protagoniste del romanzo sono consce del fatto che questo sia sbagliato, ma il loro pensiero femminista si scontra con la realtà dei fatti: il salario, per le donne svedesi – che hanno ottenuto da poco il diritto di poter lavorare – è molto basso rispetto a quello degli uomini. Questo le pone, quindi, in una condizione di instabilità e incertezza sociale, con il rischio di subire gravi discriminazioni o di essere licenziate da un giorno all’altro, oppure le costringe a rimanere subordinate a un uomo per poter vivere dignitosamente. Tutto ciò si riflette emblematicamente nei pensieri – a volte anche un po’ contradditori – delle protagoniste, che tentano di cambiare la società, ma allo stesso tempo devono fare ciò che è meglio per loro e per la loro sopravvivenza, provocando una continua lotta interiore tra ciò che ritengono giusto e ciò che fa i loro interessi.
Ma gli uomini non sono d’accordo, oggi come allora, a condividere i loro spazi con le donne, come dimostrano le violenze e molestie subite da Elisabeth e dalle sue amiche. I Paesi scandinavi e la Finlandia si trovano tra i primi dieci Paesi al mondo con più casi di violenza sessuale contro le donne denunciati sul lavoro: la Finlandia presenta una percentuale pari al 58%, la Danimarca del 53%, la Norvegia del 49,7%, la Svezia del 45,5% e l’Islanda del 45,2%. Percentuali ben più alte della media globale. Qui si inserisce la tendenza nota come “paradosso nordico”, che vede la Scandinavia ricoprire le prime posizioni per le politiche contro la discriminazione di genere, ma anche quelle delle classifiche riguardanti i casi di molestie e violenze sessuali. Il motivo, come spiega il professor Lucas Gottzen, ricercatore all’Università di Linköping, è “un’alta consapevolezza” della violenza sessuale, che non viene sottostimata ma riconosciuta e denunciata. Infatti, nei Paesi dove “la violenza è vista come una preoccupazione pubblica, potrebbe essere più facile per le donne parlare apertamente della loro esperienza”. La Scandinavia e la Finlandia sono Paesi dove questo tipo di tematiche vengono trattate con maggior sensibilità e portano la donna a denunciare senza ricadere nel victim blaming. Per quanto riguarda l’Italia, al contrario, i dati Istat risalenti al 2022-2023 mostrano che sono quasi due milioni le donne molestate sul luogo di lavoro, pari all’81,6% delle vittime di molestia sessuale. Un numero che, però, è tutt’altro che veritiero, visto che esiste un’enorme quota di sommerso che non viene alla luce, per la paura delle donne di denunciare e finire, così, con l’aggravare la loro posizione.
Come mostra la vicenda – ancora estremamente attuale – di Elisabeth e delle sue amiche, in Paesi come l’Italia, la parità di genere è ancora lontana e si guarda ad altri Stati, come quelli nordici, romanticizzando un concetto che ancora non sussiste a pieno. In realtà, se esistesse anche solo un Paese sicuro e giusto per le donne, ci si renderebbe conto che anche la Scandinavia risulta anni luce indietro.
Scheda tecnica
| Titolo italiano | Ragazze di città |
| Titolo originale | Norrtullsligan |
| Autrice | Elin Wägner |
| Data di pubblicazione | 1908 |
| Editore | HarperCollins Italia |
| Genere | Storico, femminista |
| Pagine | 176 |
| Lingua originale | Svedese |
| Prezzo | 15,67 € |
Trama
Stoccolma, inizio Novecento. Elisabeth, venticinque anni, si è appena trasferita in città, dove ha accettato un lavoro come impiegata. Abita in un minuscolo appartamento di Norrtullsgatan, nel quartiere residenziale di Vasastan, a Stoccolma, insieme ad altre tre ragazze, Eva, Baby ed Emmy, tutte segretarie come lei.
Non è una vita facile la loro: single e senza una famiglia che le aiuti, devono lavorare duramente per mantenersi, in cambio di un salario che basta a malapena a garantire loro la sopravvivenza e in un ambiente maschilista che le costringe a subire le molestie dei datori di lavoro e dei colleghi maschi.
Eppure quella che si respira nella casa della Banda di Norrtull, come amano definirsi scherzosamente le quattro ragazze, è un’atmosfera allegra, solidale, vibrante di vita e di stimoli. La sera, dopo il lavoro, si incontrano per discutere con umorismo spesso sarcastico di ingiustizie, possibilità di condizioni di lavoro migliori e sogni di un futuro meno duro e soprattutto più equo.
Ogni tentativo di porre fine a questa condizione si scontra con il muro di incomprensione di una società che non vede di buon occhio il desiderio delle donne di diventare indipendenti… ma le ragazze della Banda di Norrtull sono decise a resistere nonostante tutto e a non lasciarsi intimidire dalle difficoltà.
L’autrice
Elin Matilda Elisabet Wägner (16 maggio 1882 – 7 gennaio 1949) è stata una scrittrice, giornalista, femminista, insegnante, ecologista e pacifista svedese.
I suoi libri e articoli si concentrano sui temi dell’emancipazione delle donne, dei diritti civili, del voto per le donne, del movimento per la pace, del welfare e dell’inquinamento ambientale. È conosciuta soprattutto per il suo impegno a favore del movimento per il suffragio femminile in Svezia, per aver fondato l’organizzazione svedese Rädda Barnen (la sezione svedese di Save the Children) e per aver sviluppato la scuola cittadina femminile a Fogelstad (dove è stata anche insegnante di diritti civili).
Insieme a Fredrika Bremer, Wägner è spesso considerata la pioniera femminista più importante e influente in Svezia.
Dalla stessa autrice: Il pennino (1910)
Simili: Casa di bambola – Henrik Ibsen (nostra recensione, 1879)


