Se cercate un romanzo distopico, ma estremamente attuale, che tratti il tema dell’aborto e del controllo politico del corpo della donna, non perdetevi “Unbecoming” (versione inglese).
“I didn’t even know Muslims could be feminists!”
Punti forti
- Tema attuale
- Ribellione tramite la scrittura e il giornalismo
- Questione dell’hijab e degli stereotipi occidentali sul mondo arabo
- Femminismo islamico
- Personaggi forti e ben caratterizzati
Punti deboli
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Valutazione
Una società distopica… oggi
Il tempo passa, le società e le culture evolvono, ma c’è qualcosa che vale da sempre, in ogni epoca e in ogni luogo: il corpo della donna è pensato e utilizzato come uno strumento politico di controllo, di regolazione delle dinamiche sociali. E nella cultura araba, il potere passa anche – e soprattutto – attraverso la questione della religione, del corpo e dell’hijab. Indossare il velo islamico significa essere buone musulmane, mogli e madri obbedienti e devote. Non indossarlo significa, nella migliore delle ipotesi, essersi adattate agli standard europei, essersi “occidentalizzate”. Nella peggiore, è ricondotto a un atto di ribellione al sistema arabo e alla legge sacra, la Shari’a (in arabo شريعة, che letteralmente significa “strada che conduce all’abbeveratoio”).
Le protagoniste del romanzo, le amiche Layla e Noor, sembrano all’apparenza incarnare proprio questo dibattito e pregiudizio riguardo all’uso del velo e alla fede islamica. Layla indossa il velo e frequenta la moschea, mentre Noor non porta l’hijab, è uno spirito libero, vuole fare la giornalista, battersi per la verità e la giustizia – contro tutto e tutti, anche quando la questione ha a che fare con la moschea – e vivere l’amore senza regole. In realtà, non è così semplice: entrambe hanno il loro modo di vivere la fede e una non è più valida dell’altra. Un pezzo di stoffa non identifica le “vere musulmane” da quelle false e portare l’hijab dovrebbe essere una scelta consapevole, un percorso interiore che nessuno ha il diritto di forzare o giudicare.
Un altro potente strumento politico di controllo sul corpo della donna – centrale nel romanzo – è l’aborto: le vicende si svolgono, infatti, in un’America distopica dove interrompere gravidanze è vietato, le donne non hanno più alcuna possibilità di scelta e i loro destini sono in mano allo Stato.
Oggi, in Italia, si ha la possibilità di richiedere l’interruzione volontaria di gravidanza (IVG) entro i primi 90 giorni di gestazione per motivi di salute, familiari, sociali, economici. In realtà però, dati alla mano, il tasso di aborto in Italia è tra i più bassi d’Europa, con il 5,3% nel 2023.

Questo perché la legge 194/1978 ha tanti vincoli e limitazioni, incluso l’alto numero di obiettori di coscienza tra ginecologi, medici di base e farmacisti, che si rifiutano, in un modo o nell’altro, di facilitare l’aborto. Addirittura, il 23 aprile 2024 è stata approvata una legge che garantisce l’accesso delle associazioni pro-vita nei consultori, di fatto opprimendo le donne e il loro diritto all’IVG, che spesso è anche una scelta sofferta. Pressione che viene fatta anche attraverso metodi indiretti, come la proposta del ministro Giorgetti che prevede meno tasse per chi ha figli.
Nel romanzo, sorgono varie cliniche clandestine, ma Layla e Noor si rendono conto della difficoltà di individuarle e accedervi, per questo cercano di realizzare una “Guida illegale all’aborto”, con grande fatica e dovendo affrontare vari ostacoli. Questo aspetto si riflette oggi nella scarsa accessibilità – anche e soprattutto in termini di conoscenza – a contraccettivi, visti come delle armi che impediscono la vita, e all’inesistente educazione sessuale tra i giovani. Tutto ciò è, infatti, preso di mira dai movimenti pro-life, secondo cui l’educazione sessuale deve avvenire in ottica generativa (come fare, cioè, per avere figli) e non contraccettiva. Ed è proprio ciò che succede in vari istituti pubblici, dove queste associazioni sono libere di entrare.
Si tratta, quindi, di una situazione che non si prospetta in un futuro mondo distopico. Anzi, sembra ogni giorno più vicina. L’aborto non sarà ancora del tutto illegale come nell’America di Layla e Noor, ma il corpo della donna è comunque oppresso e sfruttato, in numerosi ambiti, come strumento politico di controllo e regolazione della società, della vita stessa. Layla e Noor lo sanno bene: essere donna significa lottare ogni giorno contro chi vuole renderti oggetto, pedina di una partita più grande di te.
Scheda tecnica
| Titolo (originale) | Unbecoming (versione inglese) |
| Autrice | Seema Yasmin |
| Data di pubblicazione | 2024 |
| Editore | Simon & Schuster Books |
| Genere | Distopico, Drammatico |
| Pagine | 352 |
| Lingua originale | Inglese |
| Prezzo | 15,98 € |
Trama
In un’America non troppo lontana, gli aborti sono perseguiti e il diritto di scelta non è più un’opzione. Ma le migliori amiche Layla e Noor vogliono cambiare il mondo. Dopo essersi diplomate al liceo, diventeranno ginecologhe e giornaliste, ma nel frattempo stanno lavorando a una guida illegale all’aborto in Texas.
In risposta alle leggi ingiuste, sono nate reti clandestine di cliniche, ma la lotta è diventata ancora più precaria a causa della difficoltà di garantire farmaci e forniture sicure. Sia Layla che Noor non vedono l’ora di completare la loro guida in modo che possa aiutare chi ne ha bisogno, ma Layla tratta il loro progetto con un’urgenza che Noor non capisce, che potrebbe avere qualcosa a che fare con gli strani rapporti tra la loro moschea e un politico locale.
Combattere per ciò in cui credono potrebbe comportare ostacoli ancora più grandi di quelli previsti, ma le due migliori amiche continueranno a essere insieme come sempre.
L’autrice
Seema Yasmin è un medico, giornalista e autrice.
Dalla stessa autrice: The Impatient Dr. Lange: One Man’s Fight to End the Global HIV Epidemic (2018)
Simili: Le impure – Kim Ligett (2019)


