“Il nostro quartiere” di Nagib Mahfuz (1975)

Se cercate un racconto che racchiuda moltissime tematiche universali, non perdetevi “Il nostro quartiere”.

“L’esperienza nel tempo mi insegna che il nostro quartiere santifica due sette: i prepotenti e gli idioti.”

Punti forti

  • Attuale
  • Personaggi umani
  • Capace di mostrare le problematiche del mondo arabo

Punti deboli

  • Molti flussi di coscienza e retrospezione
  • Un po’ difficile da seguire in certi passaggi

Voto


Valutazione

Un quartiere che rappresenta il mondo

Uno dei tanti romanzi autobiografici dell’autore egiziano, “Il nostro quartiere” mostra la vita in un quartiere della parte vecchia del Cairo, che non viene mai nominato perché vuole essere universale, andare a rappresentare l’intera realtà egiziana, con risvolti socialisti e filosofici sempre molto attuali.

L’opera è composta da 78 sequenze, rapidi quadretti di vita quotidiana, caratterizzati da folklore, allegorie e anche qualche strano avvenimento. Il quartiere, come suggerisce il titolo, è assoluto protagonista del racconto, in un mondo dove i personaggi spesso non hanno nome o volto e il tempo è indeterminato. La voce narrante, che unisce le varie scenette, è un bambino di cui non si conosce né il nome né l’età e che potrebbe essere lo stesso Mahfuz. Grazie alla sua creatività e fantasia, riesce a fantasticare sui gesti quotidiani e i ricordi, vivacizzando la narrazione. Solo nel corso della storia, la posizione dell’io narrante andrà pian piano delineandosi, sulla base delle azioni e dei comportamenti di chi gli sta attorno.

Ci troviamo in un mondo in bilico tra tradizioni millenarie, ma ormai vuote, prive di senso, e un progresso lento, ma inevitabile visto il continuo contatto dell’Egitto con l’Europa. Sullo sfondo, ha luogo la Rivoluzione del 1919 con cui il paese ottiene l’indipendenza dal Regno Unito. Oltre al nazionalismo, vengono rese note le debolezze, i tradimenti, le violenze delle persone, visto l’interesse di Mahfuz per il risvolto psicologico del cambiamento sociale, e l’arretratezza dell’Egitto. La religione e l’amore permeano il racconto, insieme al tema dello scandalo, dell’onore e della bellezza, imposta quasi come un obbligo alle donne.

Già dal primo racconto, Mahfuz fa una pesante critica alla religione (non solo all’Islam), rappresentata sotto forma di fortezza invalicabile, lontana dalla vita dei cittadini, dalla loro realtà socio-politica, inafferrabile, quasi indifferente. Importante a tal proposito è anche il pensiero che Mahfuz esprime tramite il personaggio di Anuar Galal: “sono una creatura tra migliaia di altre, su un pianeta in cui non ho potere e a cui sono sottomesso”.

Il capitolo XVIII tratta il tema del nazionalismo e della tanto agognata libertà dagli inglesi, che “non solo se ne sono andati, ma non torneranno mai più”, come dice una mamma al suo bambino.

Un altro tema molto presente e attuale è quello dell’amore e del matrimonio: dopo la morte del marito, Nadla si vede costretta a sposarne il fratello. Non è possibile per una donna sola sopravvivere in una società classista e patriarcale come quella egiziana, quindi ciò che sigla è semplicemente un “contratto” con l’uomo, privo di alcun trasporto o sentimento. Paradossale è che la società la etichetti come “poco di buono” solo perché costretta a rifarsi una vita. A differenza di Nadla, Sayyida Karim compie un atto estremo di ribellione rifiutando qualsiasi matrimonio di convenienza perché segretamente innamorata di un altro uomo. Ma a ricordarle che un gesto del genere non può restare incompiuto sarà tutta la sventura che la accompagnerà in vita.

Sono poi molte le storie che racconto dell’avidità dei personaggi, della loro instabilità, cattiveria, volontà di imprigionare e sottomettere. E tutti sono accomunati da un destino ostile, che è ciò che nella visione del mondo dell’autore si sarebbero meritati. Peccato che nella realtà spesso non sia così.

Questi sono solo alcuni dei temi trattati da Mahfuz, in un’opera che può essere considerata una raccolta di tematiche e problemi universali. Basti pensare alla bellezza spesso “imposta” alle donne: noi tutti siamo portati a pensare che, in Europa, non esista un corrispondente del velo islamico, ma che vogliamo dire della taglia? Come sostiene la sociologa marocchina Fatima Mernissi, da noi esiste la “tirannia della taglia 42“, che può ferire fisicamente una donna tanto quanto l’imposizione del velo da parte di una polizia di stato. Insomma, in Europa essere brutta è quasi una condanna, invecchiare è una condanna.

Ecco perché tutti i temi trattati o citati da Mahfuz non riguardano solo l’Oriente, come spesso erroneamente si crede. Sono idee che, più o meno, accomunano moltissime realtà del mondo. Siamo tutti, in qualche misura, arretrati. Sarebbe quindi fondamentale imparare gli uni dagli altri, senza giudicarsi, ma ammettendo i propri punti deboli e aprendosi a ciò che altre comunità fanno meglio. Solo così potremo davvero avanzare tutti e costruire un futuro migliore.


Scheda tecnica

Titolo italianoIl nostro quartiere
Titolo originaleحكايات حارتنا  – Ḥikāyat ḥāritnā
AutoreNagib Mahfuz
Data di pubblicazione1975
EditoreFeltrinelli
GenereNovella, fantasy, storico
Pagine143
Lingua originaleArabo
Prezzo10,00 €

Trama

Le cronache di un quartiere raccontate attraverso la quotidianità dei suoi abitanti: la realtà e le fantasie di un mondo in cui si compenetrano gli arcani della tradizione orientale e il sottile fascino della civiltà europea. Realtà come raffigurazione degli eventi che scandiscono la vita del rione e fantasia come strumento di conoscenza delle forme e delle essenze che compongono il ciclo della nascita, vita e morte (la magica visione del monastero, il suo giardino di delizie, l’inquietante oscurità del tunnel, e ancora: l’invisibile Grande Vecchio, l’aleatorio paese al di là dei monti e la baluginante presenza divina).

Il protagonista delle settantotto sequenze in cui si ordina “Il nostro quartiere”, un “io” infantile che si trova ad affrontare gli accadimenti dell’esistenza umana sempre dibattuto tra dato fisico e ipotesi metafisica, diventa così il cantore di gioie, passioni, ansie, soprusi, paure e disperazioni che consentono all’umanità che popola il dedalo di viuzze dalla narrazione di trasformare quel microcosmo nell’effigie dell’universo.


L’autore

Nagib Mahfuz, nato al Cairo nel 1911, è stato uno scrittore, giornalista e sceneggiatore egiziano. Insignito del Premio Nobel per la letteratura nel 1988, Mahfuz diede forma ad una narrativa araba di portata universale e, ad oggi, è l’unico egiziano ad essere insignito di tale premio.

Proveniva da una famiglia piccolo-borghese, si laureò in filosofia presso l’Università del Cairo e venne assunto nell’amministrazione pubblica.

Dopo aver esordito nel romanzo storico, seguendo la moda letteraria (ma dai profondi risvolti etico-filosofici), Mahfuz subì l’influenza politica del pedagogo socialista egiziano Salama Musa e inaugurò il filone narrativo del realismo sociale, ambientando le sue opere nei luoghi più tradizionali del Cairo, tra cui “Zuqāqal-Midaq (il “Vicolo del mortaio”). Nel 1956, pubblicò il primo volume della trilogia: “Bayn al-Qaṣrayn” (Tra i due palazzi), “Qaṣr al-Shawq” (Il palazzo del desiderio) e “al-Sukkariyya” (nome di una strada del Cairo). Nel 1975, pubblicò “Storie del nostro quartiere”, il suo romanzo più autobiografico.

Dal 1971, continuò la sua attività di giornalista ed editorialista del celebre quotidiano “Al‘Ahrām”.

Dallo stesso autore: Tra i due palazzi (1956)

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