“Il ballo delle pazze” di Victoria Mas (2019)

Se cercate un romanzo che vi riporti nei manicomi dell’800 e alla situazione della donna dell’epoca, non perdetevi “Il ballo delle pazze”.

“La Salpêtrière è un deposito per quelle che disturbano l’ordine costituito, un manicomio per quelle la cui sensibilità non corrisponde alle aspettative, una prigione per donne colpevoli di avere un’opinione.”

Punti forti

  • Storie di donne diverse incrociate perfettamente
  • Sentimenti e paure delle ragazze ben descritte

Punti deboli

  • Descrizione poco veritiera dei trattamenti nei manicomi

Voto


Valutazione

I manicomi come mezzo per eliminare le donne scomode

Nell’800 una bambina non veniva educata per essere colta e intelligente. Una ragazza non poteva dibattere, non poteva dare una sua opinione su argomenti “maschili” quali la politica, la filosofia o la letteratura. A casa non le veniva data alcuna importanza, se non quando un buon partito per la famiglia non arrivava a chiederla in moglie. Prima sotto il volere e il controllo del padre, poi sotto quello del marito. Le scelte e le decisioni appartenevano solo agli uomini, così come il destino delle donne.

Una ragazza nella Parigi dell’800 non poteva sentirsi libera e viveva nella costante paura di dire una parola di troppo, di essere appariscente quanto bastava per diventare scomoda e venire internata nel manicomio della Salpêtrière sotto la falsa accusa di essere pazza.

È così che Eugénie, una delle protagoniste del romanzo, passa le sue giornate. Odia che sia un uomo a decidere per lei, ma odia ancor di più il fatto che questo sia il suo unico destino anche una volta fuori la casa paterna. Vorrebbe andare nei salotti degli uomini a scambiare idee, vorrebbe leggere e studiare, ma soprattutto poter parlare ed essere ascoltata, e non rimanere sempre invisibile in quanto donna. Troppo emancipata, troppo bizzarra, Eugenie viene trascinata dal padre con inganno e internata alla Salpêtrière.

Per secoli, il manicomio è stato un mezzo per eliminare le donne che “inquinavano” la società con la scusa di non essere mentalmente sane. Bastava essere libertine o poco propense a diventare esclusivamente moglie e madre. Ad essere internate erano quelle donne e ragazze che non si piegavano alla morale del tempo e che avevano il carattere per dire a voce alta pensieri troppo moderni per una società maschilista. Nelle schede delle pazienti, i sintomi per la quale venivano giudicate non sane, erano spesso degli aggettivi: loquace, euforica, lasciva, smorfiosa, impertinente, piacente, visibilmente eccitata, impulsiva, irrequieta, rossa in viso.

Foto libro e-book “Il ballo delle pazze” di Victoria Mas, Redazione

Molte donne venivano addirittura internate per aver subito uno stupro o per essersi ribellate alle violenze inflitte dal marito. Queste due categorie di donne, nel libro, vengono incarnate da Louise e Thérèse. La prima è un’alienata da quando aveva 14 anni: il suo biglietto d’ingresso al manicomio sono stati i diversi attacchi di panico di cui soffre da quando è stata violentata dallo zio. La seconda, è l’ex moglie di un uomo violento che la costringeva alla prostituzione per portare a casa soldi. Aveva osato ribellarsi, e per questo fu dichiarata pazza e internata.

Allontanate dalla società, erano costrette a vivere una vita come esseri indesiderati, scomodi, nascoste agli occhi di tutti e dimenticate. Nella storia, sono state fatte alcune inchieste che hanno smascherato i penosi trattamenti riservati alle pazienti. Tra queste, la più famosa è senz’altro quella di Nellie Bly scritta nel 1887 per il New York World. La 23enne si fece internare a Blackwell’s Island fingendosi pazza, e documentò la vita all’interno del manicomio. Picchiate, malnutrite e private di ogni piccolo piacere della vita come ad esempio il pianoforte nella sala comune, non tutte le sue compagne erano realmente pazze. Nellie Bly descrive la vita di alcune di queste donne e le cause del loro internamento, denunciando le false accuse d’insanità mentale. Tra queste, Margaret, rinchiusa dopo una litigata con il proprietario del locale dove lavorava come cuoca.

Dopo che la denuncia fu pubblicata sul giornale, Nellie tornò nel manicomio, ma di quelle donne che aveva descritto come sane, non c’era però più traccia: alcune erano irrintracciabili, altre trasferite altrove, altre addirittura morte.

Un altro aspetto che viene trattato nel romanzo, è quello dei presunti progressi della medicina a discapito delle alienate. Le ragazze infatti, venivano usate come cavie per esperimenti durante le lezioni universitarie di medicina. Spesso, questi esperimenti nuocevano alla salute già precaria dell’internata che poteva perfino rimanere con seri danni permanenti. Nel libro viene inoltre spiegata l’isteria, con le parole della scienza d’allora: vista come un male che nasce dalle ovaie come se fosse una malattia dentro la donna e legata al suo essere, veniva infatti curata tramite la compressione delle ovaie.  

Le discriminazioni nei confronti del genere femminile non hanno tempo: oggi come allora, le donne sono etichettate in mille modi negativi, trattate come pezzi d’arredamento da sfoggiare e terre da conquistare, per l’unica “colpa” di non essere uomini.


Scheda tecnica

Titolo italianoIl ballo delle pazze
Titolo originaleLe bal des folles
AutriceVictoria Mas
Data di pubblicazione2019
EditoreE/O
GenereStorico, femminista
Pagine181
Lingua originaleFrancese
Prezzo17,00 €

Trama

Parigi, 1885. Il famoso ospedale psichiatrico della Salpêtrière, diretto dal dottor Charcot (uno dei maestri di Freud), è né più né meno che un manicomio femminile. Certo, le internate non sono più tenute in catene come nel Seicento, vengono chiamate “isteriche” e curate con l’ipnosi dall’illustre dottor Charcot, ma sono comunque strettamente sorvegliate, tagliate fuori da ogni contatto con l’esterno e sottoposte a esperimenti azzardati e impietosi. Alla Salpêtrière si entra e non si esce. In realtà buona parte delle cosiddette alienate sono donne scomode, rifiutate, che le loro famiglie abbandonano in ospedale per sbarazzarsene.

Qui si incontrano: Louise, adolescente figlia del popolo, finita lì in seguito a terribili vicissitudini che hanno sconvolto la sua giovane vita; Eugénie, signorina di buona famiglia allontanata dai suoi perché troppo bizzarra e anticonformista; Geneviève, la capoinfermiera rigida e severa, convinta della superiorità della scienza su tutto. E poi c’è Thérèse, la decana delle internate, molto più saggia che pazza, una specie di madre per le più giovani. Benché molto diverse, tutte hanno chiara una cosa: la loro sorte è stata decisa dagli uomini, dallo strapotere che gli uomini hanno sulle donne. A sconvolgere e trasformare la loro vita sarà il “ballo delle pazze”, ossia il ballo in maschera dove la Parigi-bene può “incontrare” e vedere le pazienti del manicomio al suono dei valzer e delle polka. In quell’occasione, mascherarsi farà cadere le maschere…


L’autrice

Victoria Mas è un’autrice francese, nata nel 1987 a Chesnay. Dopo la laurea in Lingue e Lettere e un master in Lettere Moderne alla Sorbona, ha esordito nel 2019 con il suo primo romanzo “Il ballo delle pazze”, pubblicato in Italia da E/O Edizioni, con cui ha vinto il Prix Stanislas e il Prix Renaudot des lycéens. Nel 2023 esce “L’apparizione”.

Dalla stessa autrice: L’apparizione (2023)

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