Se cercate una storia di vera amicizia, che vi faccia tornare adolescenti e sommergere di emozioni, non potete perdervi “Qualcuno con cui correre”.
“E ricordava, sorpresa, di avere sempre creduto che le mancasse quella parte di anima, quel mattoncino di Lego, che le avrebbe permesso di unirsi a un’altra persona”.
Punti forti
- Amicizia pura
- Emozioni forti
- Avventura
Punti deboli
- Distinzione troppo netta tra buoni e cattivi
Voto

Valutazione
L’amicizia ai tempi dei social media
Con uno stile semplice e avvincente, questo romanzo di formazione arriva dritto al cuore: è avventuroso, ricco di colpi di scena e pagine di pura azione. Ma soprattutto è un libro capace di penetrare nel mistero dell’adolescenza e dell’amicizia.
I due pezzi del “puzzle”, come li definisce lo stesso autore, sono Assaf e Tamar: il primo è dipinto come un ragazzo semplice, introverso, impacciato, privo di autostima e un po’ pigro. La seconda, invece, viene subito presentata come forte, determinata e coraggiosa, anche se diffidente. Quando, infatti, Shay chiama a casa dopo oltre un anno dalla sua fuga, chiedendo aiuto alla sorella, lei inizierà a progettare un piano per liberarlo e farlo disintossicare. Piano che però rischia di mettere in pericolo anche lei e che finirà per farle rinunciare anche alla sua femminilità.
Inizia così una vicenda fatta di ricerche, inseguimenti, rincorse sullo sfondo di una Gerusalemme descritta come un mondo di “giovani sbandati”, che fanno di tutto per guadagnarsi la loro dose di droga giornaliera. Ma la città non è solo questo perché, man mano, ci si trova di fronte a coraggio, speranza, dolcezza, arte e amore. In una corsa che non è solo letterale, ma anche e soprattutto metaforica, che porterà all’evolversi e al maturare dei protagonisti, il cui destino si incrocerà, quasi casualmente.
La storia si compone, infatti, di due ricerche parallele. Quella di Assaf è concreta: in compagnia della cagnetta Dinka, attraverserà strade e quartieri, conoscerà le minacce, le percosse, il pericolo. La ricerca di Tamar è, invece, intima e mentale: si sviluppa attraverso le pagine del suo diario segreto, riflessioni e confidenze con l’amica del cuore, Leah. Tuttavia, la ragazza non è solo una sognatrice, perché con coraggio e abnegazione dedica tutta sé stessa alla missione di salvare il fratello.

Tra i temi, domina l’amicizia, nonostante poi venga lasciato intendere che il legame tra i due ragazzi stia evolvendo in qualcosa di più. Il messaggio chiave del romanzo è l’importanza di trovare, anche quasi per caso, “qualcuno con cui correre”, un amico vero, pronto a tutto per aiutarti, non importa quanto grande sia un problema o alto un ostacolo. E Assaf ne è la dimostrazione. In questo mondo sempre più duro, l’autore sembra voler dare la speranza a ognuno di incontrare chi possa capirlo a pieno, di un sentimento profondo e più forte di qualsiasi barriera.
Nonostante i problemi familiari, non mancano altri legami d’amicizia, di fratellanza, incarnati da Karnaf per Assaf e Leah per Tamar: a differenza degli altri adulti, che li ignorano o, peggio, li sfruttano per i propri tornaconti, i due assecondano le loro pulsioni ribelli, pur proteggendoli a distanza e offrendo loro un porto sicuro. Ciò che meglio rappresenta l’amicizia autentica e incondizionata è la cagnetta Dinka, che sconvolge le giornate del ragazzino e diventa il simbolo del legame tra i due protagonisti.
In tutto il romanzo, risalente al 2000, Grossman descrive un legame quasi vitale per i due protagonisti, molto diverso rispetto a ciò a cui siamo abituati oggi, nell’era dei social media.
Prima di Internet, delle chat, delle varie reti sociali, l’unico modo per conoscersi, instaurare un’amicizia e coltivarla era quello di uscire e incontrarsi: nelle piazze di paese, tra i banchi di scuola, i parchi, le altalene e i campetti da calcio, sono nate e cresciute milioni di amicizie.
Certo, questi luoghi esistono ancora, ma è venuta meno la voglia di vedersi e passare del tempo di qualità insieme, quando ormai basta letteralmente un click per diventare “amico” di qualcuno e l’idea condivisa è che più amici si hanno, meglio è.
Spesso, si ha l’erronea convinzione che seguirsi su Instagram (o un altro social), mettere like, commentare, mandarsi reazioni alle storie con le emoji, possa rimpiazzare la sensazione di un abbraccio, una carezza, una stretta di mano o del guardarsi negli occhi, condividere emozioni e momenti, scoppiare in una risata sincera. O ancora l’impressione di essere al sicuro, nel posto giusto, di poter fare qualsiasi cosa senza timore di essere giudicati.
Non è così. L’amicizia avrebbe bisogno di condivisione, fiducia, affetto, tutte cose che sono difficili da costruire attraverso lo schermo di un cellulare e per cui è necessario del tempo. Se c’è qualcosa che ancora manca a Internet è proprio il potere di far vivere giorno dopo giorno esperienze quotidiane insieme, divertimento, momenti seri, gioie e dolori.
Come non pensare, allora, alla concezione che il filosofo greco Aristotele aveva dell’amicizia, una risorsa ritenuta preziosa e un incentivo per una vita felice, uno scambio in cui imparare a ricevere e offrire, tanto da definire questo sentimento “amore di benevolenza”, in cui colui che ama non desidera il bene proprio, ma quello dell’amico. Afferma, addirittura, che “Senza amici nessuno sceglierebbe di vivere anche se possedesse tutti gli altri beni” e, in questo senso, il sentimento diventa il luogo in cui due anime si incontrano e convivono nell’affetto reciproco. Il filosofo individua tre tipologie di amicizia: quella interessata, quella volta al piacere, che è tipica dell’adolescenza, e quella ideale, la più solida, eccezionale, ma comunque possibile.
In quest’ultimo vincolo, si va oltre a piacere e utilità, verso un sincero apprezzamento per l’altro e un altruismo disinteressato, per cui si vuole semplicemente condividere la vita quotidiana ed essere quel punto di riferimento permanente a cui rivolgersi in cerca di supporto. È l’amicizia basata sulla bontà, quella che Aristotele descriveva quasi come un rapporto di coppia. Perché in fin dei conti gli amici ideali, quelli che chiameremmo “del cuore”, sono rarissimi, coloro con cui costruire un senso di profonda intimità, da cui speriamo di non essere traditi, con cui si fa tesoro di esperienze, ricordi e promesse che il tempo o la distanza non potranno distruggere.
Nonostante le premesse, nemmeno BeReal, social relativamente recente e che sta spopolando adesso, ha questa capacità: in questo caso, è l’app stessa a coglierti di sorpresa e a chiederti quando postare per mostrare ciò che realmente si sta facendo in quel momento. Non c’è tempo per aggiustamenti o ritocchi. Ecco perché gli stessi creatori la definiscono come “Un modo unico per scoprire la vita reale dei tuoi amici“, per di più senza la corsa frenetica a un certo numero di like o follower. Ma tutto questo non significa condividere davvero un momento, un’emozione. Rimane la distanza, rappresentata sempre dallo stesso schermo del cellulare, che spesso isola invece che unire. Basti pensare a quei gruppi di amici che trascorrono momenti “conviviali”, a una festa o a mangiare una pizza, ma ognuno con lo sguardo fisso sul proprio cellulare, per controllare TikTok o Instagram e aggiornare i loro amici virtuali su cosa stanno facendo.
Per non parlare, poi, del fatto che i social rendono molto più facile mentire, mostrarsi diversi da ciò che si è, manipolare ciò che si sta provando, e in alcuni casi trasformarsi direttamente in un’altra persona. O della facilità ancora maggiore con cui le persone sparlano e giudicano sulla rete, perché intanto sono protette dall’anonimato, la responsabilità è percepita come minore – se non azzerata – e non si pensa mai che si tratti di vita vera, con conseguenze altrettanto reali e potenzialmente dannose.
Ovviamente, non sono solo svantaggi quelli portati dai social, ma è sempre più raro trovare amicizie come quella descritta da Grossman: un’amicizia autentica, vissuta davvero, fatta di contatto, che va contro tutto e tutti e sono fortunati i pochi che possono “vantarsi” di averla. Una spalla su cui piangere, una mano tesa per aiutarti e non lasciarti cadere, complicità racchiusa in un sorriso, in una risata o in un gesto gentile. Quell’amicizia ideale di cui parlava Aristotele, secoli e secoli fa.
Oltre a questa, sono tante altre le tematiche trattate: la voglia di avventura, il timore di rimanere soli, abbandonati, il senso di incomprensione, il contrasto tra il mondo degli adulti, a partire dalle famiglie di Assaf e Tamar, e quello degli adolescenti, la solidarietà, l’altruismo, il desiderio di amare, provare emozioni forti, trovare la propria anima gemella. Vengono toccate, in maniera profonda, anche alcune problematiche della società moderna, come le tossicodipendenze, la violenza, il sopruso sui deboli.
Grossman sembra, però, voler riporre piena fiducia nelle generazioni future, capaci di perdersi, ma anche di salvare e salvarsi, trovare e trovarsi.
Scheda tecnica
| Titolo italiano | Qualcuno con cui correre |
| Titolo originale | מישהו לרוץ איתו – Misheu laruz ito |
| Autore | David Grossman |
| Data di pubblicazione | 2000 |
| Editore | Mondadori |
| Genere | Drammatico, di formazione |
| Pagine | 362 |
| Lingua originale | Ebraico |
| Prezzo | 13,50 € |
Trama
Assaf è un sedicenne timido e impacciato a cui viene affidato un compito singolare, se non impossibile: ritrovare il proprietario di un cane abbandonato seguendolo per le strade di Gerusalemme.
Correndo dietro all’animale, il ragazzo giunge in luoghi impensati, di fronte a strani e talvolta inquietanti personaggi. E a poco a poco ricompone i tasselli di un drammatico puzzle: la storia di Tamar, una ragazza solitaria e ribelle fuggita di casa per salvare il fratello, giovane tossicodipendente finito nella rete di una banda di malfattori. Il mistero e il fascino di Tamar catturano Assaf, che decide di andare fino in fondo, di correre con lei.
L’autore

David Grossman, nato nel 1954 a Gerusalemme, è un autore israeliano di romanzi e saggi per giovani e adulti, i cui libri sono stati tradotti in numerose lingue.
Ha cominciato la sua carriera lavorando in una radio israeliana come corrispondente di un programma per ragazzi. Scrittore impegnato politicamente per trovare una soluzione al conflitto tra arabi e israeliani, è noto in tutto il mondo per i suoi scritti: tra le molte opere, si possono citare i romanzi “Vedi alla voce: amore” (1998), “Che tu sia per me il coltello” (2000), “Qualcuno con cui correre” (2002) e “Caduto fuori dal tempo” (2012, ispiratogli dalla morte del figlio Uri, di leva nell’esercito israeliano e ucciso durante la guerra lampo con Hezbollah in Libia, nel 2006).
Ha pubblicato anche alcuni saggi sulla questione israeliana e mediorientale, come “La guerra che non si può vincere” (2005), “Con gli occhi del nemico” (2008).
Nel 2017, è stato vincitore del prestigioso Man Booker International Prize.
Dallo stesso autore: Che tu sia per me il coltello (1988)
Simili: Il cacciatore di aquiloni – Khaled Hosseini (2003)


