Se cercate una storia intensa, attuale, che vi farà arrabbiare e riflettere tanto, soprattutto sul tema delle diversità, non perdetevi “La classe”.
“Siamo sempre stati i nostri numeri. Data di nascita. Media dei voti. Indice di massa corporea. Risultati dei test di ammissione al college, ai corsi post-laurea, al master, alla scuola di Legge […].”
Punti forti
- Attuale
- Diversità vista come una vergogna
- Disparità di genere
- Flashback
Punti deboli
- Alcuni personaggi deboli e poco caratterizzati
Voto

Valutazione
Dopo “Vox”, anche con questo romanzo Christina Dalcher fa centro, andando a toccare un tema di estrema attualità.
Immaginatevi un futuro non troppo lontano, dove il sistema scolastico si basa esclusivamente sul merito. I bambini e gli insegnanti vengono costantemente valutati e smistati, in base al loro Q, nelle Scuole Argento, le Verdi o quelle Gialle, che prendono il nome dai vecchi pulmini scassati che vengono a ritirare i ragazzi. Di queste ultime scuole non si sa quasi nulla, se non che funzionano come collegi, in mezzo alla natura, dove i ragazzi possono essere seguiti in modo più consono al loro quoziente intellettivo.
La protagonista, Elena Fairchild, ha sempre ritenuto il Q uno strumento prezioso per assicurare che ognuno occupasse il proprio posto nella società. Lei stessa vi ha contribuito e il marito, Malcolm, è uno degli uomini di punta nell’attuazione del sistema, sorvegliando sulla sua corretta applicazione.
La vita della famiglia è sempre stata all’apparenza perfetta: ricchi, ottima posizione sociale e con due figlie in gamba, soprattutto Anna, studentessa modello di una Scuola Argento. Ma anche Freddie, la secondogenita, se l’è sempre cavata con buoni voti nella sua Scuola Verde. Almeno finché un esame non le va tragicamente storto e viene declassata alla Scuola Gialla.
Da qui, ha inizio lo snodo principale della storia, con Elena che farà di tutto per evitare che la sua piccolina debba salire su uno di quei pulmini gialli, implorando il marito di chiudere un occhio, farle ripetere il test, chiedere a un suo superiore di aiutarli, in cambio di qualsiasi cosa. Ma la laconica risposta di Malcolm è sempre: “No, non si può. La legge è la legge, cara”.
In realtà, questa risposta il lettore se la potrebbe immaginare fin dall’inizio del romanzo perché Malcolm ha occhi solo per la sua primogenita, il “genietto” di casa Fairchild, che non ha mai preso un punteggio inferiore al massimo, figurarsi fallito un esame. Sono moltissime le scene, anche nelle prime pagine, quando ancora non era avvenuta la tragedia, in cui la famiglia è riunita a tavola per cena e Freddie viene completamente ignorata dal padre – nella migliore delle ipotesi – o insultata per non aver fatto il suo dovere.
Malcolm, infatti, è fermamente convinto che la diversità non sia un valore, ma anzi un motivo d’imbarazzo: si vergogna della sua figlia più piccola, che considera una “fallita”, “deviata”, che merita ciò che le sta per accadere, anche se alla moglie dice di farlo per il suo bene e per garantirle un futuro giusto. E sembra non capire che il problema di Freddie non è la mancanza di cervello, ma il fatto di trovarsi vittima delle angosce e della competizione senza fine che questo meccanismo genera.
Presto, però, Malcolm mostrerà anche davanti a Elena il suo vero volto e lei smetterà di chinare la testa e sottomettersi alle sue decisioni, trovandosi costretta ad agire da sola: fallisce un test e anche lei viene declassata da Scuola Argento a Scuola Gialla, riuscendo, con uno stratagemma a farsi inserire nella stessa scuola della bambina.

Qui, insieme ad altre due colleghe, Ruby e Lissa, che la aiuteranno ad aprire definitivamente gli occhi sul sistema, scoprirà orrori inimmaginabili. E alcuni di questi riguardano proprio il suo consorte.
Il filo conduttore del romanzo è l’idea che la diversità sia una colpa, qualcosa da estirpare, come il governo si appresta a fare. Non può che tornare alla mente l’epoca dei regimi totalitari e ancora una volta è dimostrata la labilità della memoria storica, di quei “mai più”, che però continuano a ripresentarsi. Il collegamento con il nazismo è reso esplicito attraverso Elena, che è di origine tedesca, e il racconto della sua anziana nonna, che confessa il suo passato nella Gioventù Hitleriana.
Sullo sfondo della vicenda, viene ripreso un altro tema caro all’autrice, cioè l’inferiorità della donna, resa evidente da una frase della protagonista: “Mi rendo conto che Malcolm, che guadagna il doppio di me e ha la metà dei miei ritardi in ufficio, sarà sempre il genitore più idoneo. Lo sono molti uomini, anche quelli che, di fatto, non lo sono”. Anche in questo mondo, le donne, per quanto intelligenti, vivono sempre all’ombra dei mariti, in una posizione di svantaggio. Basti pensare che le assenze sul lavoro e i congedi per motivi familiari fanno perdere loro percentuali di Q, trasposizione fin troppo reale dello squilibrio che ancora caratterizza il mondo del lavoro.
Christina Dalcher estremizza problematiche attuali, come l’emarginazione e la disparità dei diritti, eleggendo le Scuole Gialle come luoghi in cui deportare i meno brillanti e le persone indesiderate, raggirando facilmente la società. Il sistema che viene a delinearsi è caratterizzato da assenza di libertà personali, che vengono sostituite da un meccanismo di propaganda e indottrinamento sistematico. Non vi è prospettiva alcuna per i reietti, che verranno eliminati da individui perfetti, la razza pura. Si tratta, quindi, di un sistema che sembrava essere almeno partito con buone intenzioni, ma che ben presto cambia rotta e finisce per andare verso una deriva estremista, che ci si sarebbe potuti aspettare.
La struttura del romanzo ricorda molto “Vox”, con una narrazione che interseca due piani: la storia principale, nel presente, e diversi flashback sulla gioventù di Elena e Malcom, quando sognavano un mondo privo di ingiustizie e il Q era solo un’idea.
Unica pecca: alcuni personaggi secondari, come Alex Cartmill, freddo e violento medico, sono poco caratterizzati, tanto che le loro azioni sembrano non avere motivazioni reali alle spalle. Nonostante questo, il romanzo è ben costruito, ha un buon ritmo e nella parte finale l’autrice lascia al lettore un commovente messaggio di speranza.
Scheda tecnica
| Titolo italiano | La classe |
| Titolo originale | Master Class |
| Autrice | Christina Dalcher |
| Data di pubblicazione | 2020 |
| Editore | Casa editrice Nord |
| Genere | Distopico |
| Pagine | 416 |
| Lingua originale | Inglese |
| Prezzo | 18 € |
Trama
Stati Uniti. Un sistema scolastico in cui non c’è spazio per i favoritismi e si è giudicati in base ai risultati, in cui gli studenti migliori non vengono rallentati dai mediocri o presi in giro dai bulli.
Questo è possibile grazie al Q, un quoziente calcolato ogni mese, che determina l’istituto da frequentare: Scuole Argento per i più bravi e che assicurano l’ingresso ai college più esclusivi, Scuole Verdi per chi è nella media, Scuole Gialle per le “mele marce”. Questi ultimi vengono portati via da casa in delle strutture isolate, dove imparano le materie basiche e soprattutto la disciplina. E raramente tornano indietro.
Elena Fairchild ha partecipato alla creazione del sistema Q, insieme al marito Malcolm, e lo riteneva la chiave per una società più equa e giusta. Adesso però, dopo alcuni anni come insegnante di scienze in una Scuola Argento, è tormentata dai dubbi e le cose cambiano quando sua figlia di 9 anni, Freddie, ottiene un risultato scarso e viene caricata sul pulmino giallo. Con uno stratagemma, Elena si fa trasferire nella stessa scuola della figlia, dove scoprirà il destino di chi non conta più nulla.
L’autrice

Christina Dalcher è una scrittrice e linguista americana. Cresciuta nel New Jersey, ha studiato alla Georgetown University, dove si è laureata in linguistica con una tesi sul dialetto fiorentino. L’Italia, infatti, l’ha sempre affascinata, sia per la sua arte che per la lingua. Ha insegnato italiano, linguistica e fonetica ed è stata ricercatrice presso la City University London. Si è dedicata tardi alla scrittura: la sua prima opera, “Vox”, è uscita nel 2018 ed è stato candidato al “Goodreads Choice Award” per il miglior romanzo di fantascienza. Pubblica, poi, “La classe” e “La sorellanza”, portati in Italia dalla casa editrice Nord. Tra i suoi scrittori di riferimento, Stephen King, Roald Dahl e Carl Sagan.
Dalla stessa autrice: La sorellanza (2021)
Simili: Qui non può succedere – Sinclair Lewis (1935)

