“La saga di Vigdis” di Sigrid Undset (1909)

Se volete mettervi nei panni di quello che può passare nella testa e nella vita di una ragazza, di una donna, che subisce violenza, non potete non leggere “La saga di Vigdis”.

“Valgono poco le tue promesse, Ljot. Con le tue belle parole mi hai attirato a te una volta e poi mi hai fatto subire il più grande affronto e un dolore intollerabile: a nessuna donna è capitato di peggio. Certo godrà di molti onori chi diventerà tua moglie, perchè è un gran merito attaccar briga con la gente, uccidere cavalli, violentare fanciulle, spargere in giro menzogne e canzoni. E non mi sembri capace di molte altre prodezze”.

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La saga ci dà un’immagine della Scandinavia – più in dettaglio della Norvegia – dell’Etá Vichinga (08/06/793-1066), dei loro usi, costumi, credenze, ma nello stesso tempo, può essere considerato come un inno alla libertà e alla forza femminile.

Fin dall’inizio, vediamo la protagonista, Vigdis, come una ragazza diversa dalle altre, che non accetta il suo ruolo ‘insignificante’ in quanto donna. Non si limita a stare zitta quando vuole far sentire la sua voce, e risulta infastidita quando, rivolgendosi a lei, lo stesso Ljot e altri uomini, dicono che le parole di una ragazza non dovrebbero avere alcun peso. Frase che in realtà, risulta perfino troppo attuale.

Vigdis è anche molto bella, e questa è l’unica cosa che gli uomini riescono a vedere, perché il resto non è poi così importante. Ma lei non vuole assolutamente essere solo bella, e soprattutto non vuole sottomettersi e annullarsi per un uomo: lei vuole essere libera e alla pari.

Partendo da questo suo desiderio di libertà, capiamo quindi che il sentimento d’amore che prova per Ljot, è qualcosa di puro, senza secondi fini, forse anche un po’ ingenuo, perché mai si sarebbe aspettata che potesse portare a un qualcosa di pericoloso.

Il personaggio di Ljot, invece, sembra quasi costruito sopra una finzione che lui cerca di raccontare agli altri: si vanta delle sue gesta in battaglia attraverso versi di poesia scaldica, e ha costantemente la necessità di sentirsi e apparire bello, forte e potente. Questo suo modo di fare, però, lascia trapelare fin da subito tanta debolezza, insicurezza e invidia. Ljot vuole avere tutto sotto il suo controllo, o meglio, tutto sotto il suo possesso, così come le cose, anche le persone. È questo che si cela sotto il suo sentimento per Vigdis, nient’altro che voler vincere lei come si vincono le battaglie.

Infatti, ciò che scaturisce il climax del dramma, è una discussione tra i due, che li porta a mostrare i loro veri caratteri: Ljot vuole sposare Vigdis, lei vuole essere libera da questo impegno, ma lui non accetta un no, non accetta di andarsene senza averla, per questo la violenta.

Nonostante la gravità del danno recato, il ragazzo non dà quasi peso alle sue azioni e alle conseguenze, pensa addirittura di poter essere perdonato facilmente, perché “sarebbe un onore” diventare sua moglie.

In Vigdis notiamo invece un cambiamento fondamentale per ciò che avviene nel resto della saga. In primo luogo, il lettore percepisce una maturazione istantanea che non dovrebbe appartenete ad una ragazza di 15 anni. Il sentimento di amore si tramuta in profondo odio, l’ingenuità diventa determinazione e sicurezza in sé stessa, perché capisce di poter essere l’unica di cui si possa fidare. La percepiamo più forte, nonostante leggiamo di una bambina a pezzi. Ma ha perso la sua libertà, perché prigioniera di un fatto: gli eventi della sua vita saranno per sempre legati a ciò che è accaduto quella notte.

Vigdis diventa definitivamente un personaggio a tutto tondo, perché da questo momento in poi, non permetterà più a nessuno di dirle cosa fare, di sottometterla e avere la meglio su di lei, prende totalmente in mando la sua vita e le sue scelte.

Foto libro “La saga di Vigdis” di Sigris Undset, Redazione

Ma quella notte non ha portato solamente alla distruzione della sua, di vita. Una ragazza o una donna vittima di violenza, nella Scandinavia medioevale, non aveva nessun diritto di difesa, l’unica strada percorribile era quella di dover sposare l’aggressore, per salvaguardare l’onore suo e della sua famiglia. È per questo che Vigdis, da una parte per provare a dimenticare, dall’altra per salvaguardare l’onore del padre, eviterà di rivelare ciò che le è accaduto, perfino quando scoprirà di essere rimasta incinta.

Purtroppo, però, vedrà la sua casa, i suoi averi e la sua famiglia bruciare, tutto nel nome della salvaguardia dell’onore, che risulta essere più importante della vita umana.

Ljot e Vigdis conducono parallelamente due vite separate e lontane. Ljot si sposerà, avrà dei figli, e vedrà avverarsi la maledizione che Vigdis gli aveva urlato contro, e si ritroverà con una vita infelice e senza più nulla da possedere.

La Undset crea attorno alla figura di Vigdis una trasformazione che riguarda il concetto dell’inconscio. La ragazza infatti, presa dall’odio, aveva deciso di abbandonare il bambino alla morte, ma in lei sorse il senso di colpa, che le fece cambiare idea. Questo senso di colpa nei confronti del figlio, Ulvar, la accompagnerà per tutta la saga, e si intreccerà poi all’istinto materno di voler comunque proteggere quel bambino, frutto della distruzione della sua vita e della sua famiglia.

Ciò che il lettore percepisce di più, è però il desiderio di vendetta che la ragazza prova, pagina dopo pagina. Questa emerge così tanto in lei, che inizierà a pensare che l’unico mezzo per colmare questa sua sete di vendetta e uccidere Ljot, potrà essere solamente suo figlio.

Nonostante alla fine riesca a raggiungere il suo obiettivo, Vigdis non troverà mai la pace che sperava di avere una volta aver fatto uccidere Ljot. Anzi, oltre a provare sempre di più un vuoto incolmabile, Vigdis non rivedrà più suo figlio Ulvar, e deciderà di non avere nessuno al suo fianco, e di salvaguardare ciò che ormai le resta della sua indipendenza. Ulvar infatti, si era casualmente legato a colui che scoprirà essere il padre, e non capisce Vigdis per non essere riuscita a perdonare Ljot. Perché in fondo, chi non prova un dolore così grande come quello subito dalla ragazza, non potrà mai comprendere.

Alcuni scandinavisti definiscono questa saga come una storia d’amore. La definirei una storia d’odio, di vendetta, di lotta per la libertà e di mania del possesso. Perché ciò che lega Vigdis e Ljot, alla fine, è tutto tranne che amore.

Da sottolineare, è la scelta dell’autrice di inserire nel titolo il nome di una ragazza, di raccontare la storia di quest’ultima in un’epoca in cui non avrebbe avuto voce.


Scheda tecnica

Titolo italianoLa saga di Vigdis
Titolo originaleFortællingen om Viga-Ljot og Vigdis
AutriceSigrid Undset
Data di pubblicazione1909 (2021 in italiano)
EditoreUtopia
GenereSaga, drammatico, storico
Pagine170
Lingua originaleNorvegese
Prezzo18,00 €

Trama

Norvegia medioevale. La quindicenne Vigdis, si innamora di Ljot, un giovane marinaio islandese, ospite a casa della famiglia della ragazza prima di ritornare in patria. Il sentimento è corrisposto, ma con fini diversi, e dopo una discussione tra la scelta dell’inseguimento della libertà da parte della ragazza e la mania del possesso del ragazzo, quest’ultimo la violenta. Ljot domanda perdono, provando varie volte a chiederla in sposa, ma Vigdis, che per lui riserverà da ora solo odio, non lo perdonerà mai per averle distrutto la vita. Quando scopre di essere rimasta incinta, l’unico sentimento che riuscirà a provare, sarà solo il desiderio di vendetta.


L’autrice

Sigrid Undset, nacque il 20 maggio 1882 a Kalundborg, nell’odierna Danimarca, ma a 2 anni si trasferì a Cristiania (Oslo, Norvegia) con la sua famiglia. A causa di alcuni problemi familiari, come la morte del padre, non ebbe un’istruzione alta e regolare. Iniziò a scrivere molto giovane, diventando una delle scrittrici e letterarie più autorevoli della Norvegia e dell’Europa. Nel 1928 vinse il Premio Nobel per la letteratura. Fu una dei primi intellettuali a esporsi contro il nazismo e il fascismo, e per questo dovette fuggire in America. Morì in Norvegia, a Lillehammer il 10 giugno 1949.

Tra le sue numerose opere, Sigrid Undset si distingue per la pubblicazione di romanzi storici e saghe, spesso ambientate nell’era del Medioevo scandinavo. Nei suoi scritti riscontriamo la sua libertà intellettuale, la ricerca della realizzazione umana, ma soprattutto forti elementi femministi.

Dalla stessa autrice:  Kristin Lavransdatter: Kransen (1920), Husfrue (1921), Korset (1922)

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